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Mondo Oss

operatore socio sanitario e alimentazione enterale

L’Operatore socio sanitario e l’alimentazione enterale

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La nutrizione artificiale è una procedura terapeutica che si rende necessaria per sostituire, in tutto o in parte, i bisogni dei pazienti non in grado di alimentarsi sufficientemente per via naturale; si divide in Nutrizione parenterale, in cui i nutrienti vengono somministrati direttamente nella circolazione sanguigna, e Nutrizione Enterale, in cui le preparazioni nutrizionali vengono immesse nell’apparato digerente nel paziente attraverso sonde o stomie.

Le sonde possono essere di vari materiali e lunghezze e terminare nello stomaco, nel duodeno o nel digiuno ma hanno tutte la caratteristica di utilizzare vie di accesso naturali naso, più comunemente, o bocca. Si utilizzano in genere pe periodi di tempo limitati poiché fastidiose per il paziente.

Le stomie sono comunicazioni fisiche, ottenute per via chirurgica, collegando lo stomaco (PEG) o l’intestino (PEJ) del paziente con l’esterno attraverso dispositivi (placche e sacchetti) appositi tenuti ancorati alla pelle del paziente tramite cerotti integrati e si utilizzano in permanenza o comunque per periodi di tempo prolungati permettendo una migliore gestione del paziente e minori fastidi.

Le tipologie di placche (convesse, a protezione totale o con anello) e sacchetti (integrati alla placca o staccabili e con fondo aperto o chiuso) sono variabili a seconda delle caratteristiche dei pazienti e del tipo di stomia praticata

L’OSS e la gestione del sondino naso-gastrico (SNG)

Come già detto, l’inserimento e la rimozione del SNG sono di competenza del medico e dell’infermiere, che hanno anche il compito, almeno nelle realtà ospedaliere ed istituzionali, di attaccare i flaconi e le sacche nutrizionali e gestirne la velocità di infusione. Diverso è il caso dei pazienti nel proprio domicilio, in cui spesso gli OSS e i caregiver vengono formati dall’infermiere che si occupa della famiglia, alla gestione autonoma delle sacche nutrizionali e delle pompe.

I compiti dell’OSS nella gestione del SNG si limitano essenzialmente alla sorveglianza e segnalazione di eventuali anomali e nell’igiene del naso.

E’ necessario controllare che il paziente si trovi in posizione semiseduta, per facilitare la peristalsi fisiologica e prevenire reflussi, controllare che il sondino sia ben fissato e che non ci siano arrossamenti e lesioni sull’ala del naso e all’interno delle narici.

L’operatore socio sanitario si occuperà quindi dell’igiene del naso e della bocca del portatore di SNG e del cambio del cerotto (ogni 2-3 giorni). La procedura prevede di:

  •  spiegare la procedura al paziente, raccogliendo eventuali dubbi o disagi
  •  lavarsi accuratamente le mani e indossare i guanti
  •  pulire le narici con un cotton fioc imbevuto di fisiologica
  •  controllare che non ci siano lesioni nelle narici
  •  fissare di nuovo la sonda con un cerotto ipoallergenico,
  •  Lavare denti e labbra almeno due volte al giorno.

Ricordate che il paziente portatore di SNG respirerà prevalentemente con la bocca e le mucose si seccheranno più facilmente. È necessario tenere sempre umido il cavo orale.

L’OSS Operatore Socio Sanitario e la gestione delle stomie percutanee.

La gestione della stomia, in quanto procedura standardizzata è di competenza dell’OSS. L’OSS ha il compito, in primis, di occuparsi dell’igiene della stomia e di segnalare le anomalie rilevate.

Per l’igiene della cute che circonda la stomia è preferibile utilizzare acqua e saponi neutri, da utilizzare con spugne o panni morbidi. I tempi per la sostituzione della stomia variano a seconda della tipologia di presidi utilizzati e della sua posizione, consigliamo di valutare caso per caso insieme al personale sanitario che si occupa de paziente.

La procedura per la sostituzione della stomia è la seguente:

  •  informare la persona e raccogliere eventuali dubbi o perplessità
  •  lavarsi le mani
  •  indossare i guanti
  •  Posizionare confortevolmente la persona e coinvolgerla nella procedura
  •  Porre un telo di protezione sotto la sacca;
  •  Scollegare la sacca dal bordo superiore per evitare perdite di materiale fecale;
  •  Buttare il dispositivo nel contenitore apposito;
  •  Togliere il materiale fecale fuoriuscito con delle garze asciutte;
  •  Lavare accuratamente la stomia e la cute che la con l’acqua tiepida;
  •  Asciugare delicatamente;
  •  Esaminare lo stato della cute e della mucosa, in caso di alterazioni avvisare l’infermiere.
  •  Dopo aver eseguito la pulizia della stomia, scegliere il dispositivo più adatto
  •  Sistemare la placca nell’orifizio;
  •  Assicurarsi che l’adesivo abbia fatto presa;
  •  Riordinare il materiale e l’unità abitativa del paziente;

 È importante ricordarsi di evitare di utilizzare altri prodotti oltre l’acqua, se non su stretta indicazone medico-infermieristica e non strofinare per non irritare inutilmente la stomia.

Operatore Socio Sanitario come comportarsi con pazienti tracheostomizzati

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Sebbene l’Operatore Socio Sanitario non sia né un infermiere e né tantomeno un medico, la sua competenza è fondamentale nel percorso di degenza di pazienti tracheostomizzati, coloro che hanno subito una tracheotomia.

L’assistenza ai pazienti che hanno subito una tracheotomia non è mai un processo semplice, né per l’equipe ospedaliera e né tantomeno per chi, come parenti ed amici, ma anche fisioterapisti ed Oss, quotidianamente stanno vicino al paziente.

Operazioni quali la pulizia di una stomia, gestione di una cannula o cambiare una controcannula sono compiti di cui possono occuparsi esclusivamente gli infermieri, quindi personale specializzato, che attraverso un percorso di studi ha ha ottenuto la capacità e l’abilità per poter gestire tali situazioni.

È, ad ogni modo, importante e necessario per i pazienti, affinchè possano mantenere condizioni di vita adeguate, che anche l’Oss sviluppi abilità e competenze per poter eseguire le indicazione fornitegli dagli altri professionisti ed essere in grado di riconoscere possibili complicazioni.

Anche perché è proprio l’Oss la figura socio-sanitaria che tende a trascorrere anche 24 h con i pazienti nel corso della loro riabilitazione.

Ritornando ai pazienti che hanno subito una tracheotomia, in genere le problematiche a cui possono andare incontro più frequentemente sono:

  • processo di deglutizione difficoltoso
  • capacità motorie problematiche
  • tosse
  • difficoltà nel processo di comunicazione.

Per ognuno di questi problemi in cui rischiano di incappare i pazienti tracheostomizzati, gli Oss possono effettuare una serie di interventi:

  • I problemi nel processo di deglutizione sono in genere determinati dalla presenza della cannula, la quale, rende difficoltosa l’apertura dello sfintere esofageo. Per cui quando l’Oss imbocca il paziente deve accertarsi di chiudere la cannula fenestrata o attraverso una valvola oppure attraverso un tappo. Tra l’altro, utilizzando questa procedura è possibile anche ridurre le possibilità di aspirazione, che tendono a verificarsi quando il paziente mangia. In molti casi, comunque, non è possibile alimentare il paziente in maniera orale, per cui il compito dell’Oss è quello di preparare pasti che possano essere assunti per via enterale, quindi omogeneizzati o frullati, oppure nutrendoli direttamente con preparati industriali.   
  • Quando l’Oss assiste il paziente nella mobilitazione, è bene che si accerti che i canali di ventilazione non si blocchino, magari piegandosi, spostandosi o incastrandosi. Inoltre l’Oss deve ricordare che la posizione migliore che il paziente può assumere a letto è di 30-45° di inclinazione.
  • Per quel che riguarda la tosse, invece, bisognerebbe cercare di effettuare aspirazioni frequentemente, ma questa operazione è più di competenza infermieristica, quindi l’Oss può cercare di fare in modo che il paziente cerchi di tossire da solo e più volte possibile, favorendo autonomamente la fuoriuscita delle secrezioni.
  • Le difficoltà nel processo di comunicazione in genere sono tipiche di quei pazienti che sono ventilatore-dipendenti e che non riescono a parlare o che riescono a farlo solo in alcuni momenti perchè dipende (a causa) dal tipo di cannula. Con questi pazienti l’Oss deve cercare di concentrarsi sul labiale per poter comunicare con loro, oppure, se non riesce può dotarsi di carta e penna o dei più recenti strumenti elettronici. Ciò che però l’Oss deve in tutti i modi cercare di evitare è far sentire il paziente a disagio, cercando di evitargli situazioni scomode o che rischiano di influenzare l’umore del paziente.

Oltre a questi punti salienti, è sempre bene che l’Oss tenga presente una serie di accortezze, fondamentali nel caso di pazienti che hanno subito una tracheotomia:

  • Ricordare al paziente di evitare di toccare con le mani la stomia ma, in ogni caso, fargli tenere bene a mente di doversi lavare spesso le mani
  • Sostituire la garza che copre la stomia ogni qualvolta che si sporchi
  • Toccare sempre la cannula e la stomia con i guanti
  • Controllare che la cannula sia sempre pulita e libera da ogni tipo di ostruzione
  • Cercare di assumere un atteggiamento tranquillo e regolato di fronte al paziente
  • Cercare di tranquillizzare il paziente se si sente di soffocare
  • Assicurarsi che il paziente vesta con abiti comodi per far passare l’aria, quindi fare attenzione ad evitare alcuni capi, come ad esempio i maglioni a collo alto
  • Cercare di monitorare continuamente lo stato generale di salute del paziente e non sottovalutare nessun tipo di cambiamento dello stesso. Ogni più piccola variazione deve infatti essere appuntata e comunicata all’infermiere e soprattutto al medico personale del paziente.

Quindi, una serie di accortezze che sono fondamentali nel percorso di assistenza fornito dagli Oss ai pazienti tracheostomizzati.

operatore socio sanitario a lavoro

Oss, Formazione e Lavoro. Piccola Storia dell’operatore socio sanitario

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Passano gli anni, cambiano i tempi e la società; con il trascorrere del tempo avanzano le tecnologie, si modificano i regolamenti, e con loro anche le figure professionali assumono diverse caratteristiche e aumentano il loro bagaglio professionale. In pochi decenni, in alcuni ambiti, a cominciare da quello sanitario, si è assistito a vere e proprie rivoluzioni riguardo le mansioni e quindi anche la formazione di determinati profili. Uno di questi è l’attuale OSS, il cosiddetto Operatore socio sanitario.

Come si diventa Operatore Socio Sanitario ? Quali Requisiti devo possedere ?

è di competenza delle regioni, e la qualifica si consegue al termine di un percorso formativo che prevede lezioni frontali in aula (non sono ammesse modalità di apprendimento a distanza), stage ed esame finale, organizzati a seconda dell’ente che gestisce il corso. I corsi sono distribuiti su tutto il territorio nazionale, ma solo quelli organizzati da enti pubblici (come Asl o aziende ospedaliere) e dagli enti privati certificati dalle singole regioni e province autonome sono autorizzati a rilasciare regolare qualifica per esercitare. La qualifica necessaria per poter accedere al corso è il diploma di scuola dell’obbligo (licenza media); è necessario inoltre aver compiuto diciassette anni di età al momento dell’iscrizione.

Quali materie di studio vengono trattate durante il corso OSS ?

Le materie di studio sono suddivise in quattro aree: l’area socio-culturale, istituzionale e legislativa (legislazione sociale e previdenziale, organizzazione dei servizi sul territorio e sociologia), l’area psicologica e sociale (dinamiche di gruppo, psicologia della relazione e pedagogia), l’area igienico-sanitaria (aspetti medico-sanitari, igiene della persona, tecniche di base riabilitative ed elementi di pronto soccorso) e l’area tecnico-operativa (attività di assistenza domiciliare e tutelare, piani di intervento, socializzazione e alfabetizzazione informatica).

Nello specifico, vi sono competenze da acquisire che vanno dall’assistenza alla salute della persona alla cura dei suoi bisogni primari, fino a quelle finalizzate al benessere psicologico della stessa, quindi attraverso la stimolazione di capacità espressive psico-motorie, l’impostazione della relazione di aiuto, il sostegno ai processi di socializzazione, l’incoraggiamento del mantenimento e recupero dei rapporti con parenti e amici; allo stesso modo è fondamentale la preparazione per l’adattamento domestico e ambientale (parliamo per esempio delle procedure di sanificazione e disinfezione degli ambienti di vita e cura dell’utente).

Il risultato conseguito al termine del corso e dell’esame è valido non solo su tutto il territorio nazionale ma anche all’estero, in alcuni casi previa integrazione di titoli.

Facendo un passo indietro nella storia, come si diceva all’inizio, si scopre che l’antenato storico di questo profilo professionale è il cosiddetto ausiliario o portantino, una categoria lavorativa che a partire dagli anni Settanta configurava una figura con il compito di svolgere mansioni molto semplici, prevalentemente di trasporto materiali e pulizia degli ambienti. Successivamente, a partire dall’inizio degli anni Ottanta, per quest’ultimo compito veniva istituita una nuova figura ad hoc, mentre il cosiddetto personale Ausiliare socio-sanitario veniva inquadrato nel primo livello contributivo.

Nel corso degli anni Ottanta e Novanta le cose cambiano ancora: all’ausiliare necessitano nuove competenze specifiche e quindi anche una formazione più appropriata, nonché corsi di addestramento e aggiornamento, capaci di renderlo un elemento fondamentale nella catena del servizio sanitario. Un elemento qualificato, che di lì a poco andrà ad acquisire tutte le potenzialità per integrare il lavoro del personale infermieristico.

La figura dell’Operatore Socio Sanitario 

La figura dell’Operatore socio-sanitario OSS viene quindi istituita con un accordo tra lo Stato e le Regioni nel 2001. Dopo un lungo dibattito, il Ministero della salute e quello per la Solidarietà sociale, in accordo con le regioni e con le province autonome di Trento e Bolzano, stabiliscono quali siano le mansioni e le conseguenti professionalità che la figura di quest’operatore socio-sanitario necessita sviluppare, e con esse definisce l’ordinamento didattico e i corsi di formazione ad esso relativi, di cui si è parlato in precedenza (Accordo Stato-Regioni del 22/02/2001). Ne nasce è una figura professionale qualificata, che racchiude i compiti del vecchio Operatore socio-assistenziale (OSA) e dell’Operatore tecnico addetto all’assistenza: una professionalità versatile, con differenti mansioni di carattere non solo sanitario ma anche sociale, capace di muoversi in ambiti differenti e quindi mettendo a disposizione delle caratteristiche particolarmente importanti rispetto alle esigenze dell’attuale mercato del lavoro.

Il suo ambito d’azione è quello delle strutture sanitarie (attraverso i concorsi pubblici, i cui bandi vengono tutti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, regolamentati dal dPR n.20 del 27/03/2001 sui concorsi pubblici del personale non dirigenziale del servizio sanitario nazionale) ma anche delle strutture sociali, come i centri diurni integrati, le case di riposo, oppure tutti gli ambiti di assistenza domiciliare, e ancora le comunità come quelle di recupero e quelle di alloggio.

È chiaro come, operando in contesti molto differenti tra loro, l’operatore debba essere pronto ad assistere varie differenti tipologie di pazienti: dagli anziani ai bambini, dai disabili ai sofferenti psichici, sempre in collaborazione con gli altri membri dell’équipe preposti all’assistenza sanitaria e a quella sociale.

L’attività ed il supporto 

L’attività dell’operatore socio-sanitario è infatti prevalentemente quella di supporto, tanto a pazienti e assistiti, quanto ai professionisti di area sanitaria e sociale, a seconda dell’area di intervento. Proprio alla luce di ciò, da qualche anno, vi è anche la possibilità di una ulteriore specializzazione: quella di Operatore socio-sanitario con formazione complementare in assistenza sanitaria (OSSS), una qualifica che implementa le capacità dell’operatore nel collaborare per esempio con l’infermiere e/o l’ostetrica, oppure di svolgere in autonomia alcune mansioni assistenziali (come la somministrazione di terapie, medicazioni complesse o clisteri), naturalmente in base alle esigenze e all’organizzazione dell’unità di appartenenza.

L’operatore può, in sostanza, con le dovute integrazioni formative, prestare servizio tanto in sala operatoria quanto in centrale di sterilizzazione, lavorando di solito su due o tre turni, a seconda della necessità o meno della presenza di un servizio notturno.

operatore socio sanitario

Chi è l’operatore socio-sanitario, formazione, obiettivi, mansioni

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La figura dell’Operatore Socio Sanitario è stata istituita ufficialmente nel 2001 a seguito dell’accordo Stato Regioni del 22/02/2001 ed è operante nel campo dell’assistenza socio-sanitaria.

Le sue mansioni si affiancano a quelle infermieristiche e sono volte al soddisfacimento dei bisogni primari della persona oltre che a garantire il benessere psico-fisico e sociale dei pazienti e degli utenti.

OSS – Operatore Socio Sanitario: mansioni

In generale Gli Operatori Socio Sanitari svolgono incarichi nell’assistenza di base, come:

  • aiuto ai pazienti totalmente o parzialmente dipendenti nelle attività di vita quotidiane,
  • effettuazione di piccole medicazioni,
  • aiuto per la corretta assunzione della terapia orale, prevenzione di ulcere da decubito, rilevazione dei parametri vitali,
  • realizzazione di attività semplici di supporto diagnostico e terapeutico,
  • osservazione e collaborazione alla rilevazione dei bisogni,
  • trasporto del materiale biologico,
  • attuazione interventi di primo soccorso,
  • disbrigo di pratiche burocratiche,
  • attività di sterilizzazione, sanitizzazione, sanificazione.

Gli OSS lavorano in équipe con altre figure, in autonomia o su attribuzione medico- infermieristica, dell’educatore professionale, del fisioterapista oppure dell’ostetrica e di altre professioni sanitarie (in sostanza opera, coopera e collabora).

Solitamente la loro formazione di base è affidata ad aziende private convenzionate con le Regioni (raramente sono gli Enti regionali a realizzare dei corsi di qualifica tecnica). Non esiste a livello nazionale un piano formativo standardizzato, ma è possibile riassumere gli elementi essenziali che non dovrebbero mai mancare in un piano di studi per OSS.

Oggi l’operatore socio sanitario è una realtà ben radicata e affermata nel territorio italiano.

La formazione dell’operatore socio-sanitario

La formazione ed i compiti, oltre a quelli descritti in via generale, e non in maniera specifica, dall’accordo istitutivo del 2001 e 2003 (per l’OSS con formazione complementare), sono stabiliti dalle singole Regioni.

Il conseguimento della qualifica di Operatore Socio Sanitario avviene di norma attraverso la frequentazione di un corso organizzato da enti in base alle specifiche esigenze richieste dalla regione. Al termine dei corsi si svolgono esami teorici e pratici e generalmente è richiesta la compilazione di una tesina ed un periodo di tirocinio.

A chi si rivolgono i corsi per Operatore Socio Sanitario

Destinatari del corso OSS sono tutte le persone (maggiorenni) desiderose di sperimentare le proprie capacità andando a ricoprire un ruolo molto ricercato in ambiti ospedalieri ed extra ospedalieri, soprattutto tra le nuove realtà assistenziali domiciliari emergenti.

È necessario un diploma di terza media di base.

Obiettivo della formazione OSS

L’obiettivo della formazione OSS è mettere gli operatori in condizioni ottimale per garantire un’assistenza di base adeguata a pazienti di diverse fasce di età ed affetti da patologie differenti, operando in collaborazione con l’équipe sanitaria.

I corsi sono inoltre improntati su segmenti di utenza specifici:

  • anziani,
  • malati terminali,
  • contesti ospedalieri,
  • contesti residenziali,
  • Rsa,
  • centri diurni e domiciliari.

Modalità di formazione professionale Operatore Socio Sanitario

La formazione dell’OSS parte dalla conoscenza del suo ruolo:

  • L’OSS opera, agendo in autonomia rispetto a determinati interventi;
  • L’OSS coopera, in quanto preparato a svolgere una parte di attività in collaborazione con altri membri dell’équipe
  • L’OSS collabora, agendo su precise indicazioni fornite da professionisti ai quali si affianca.

Metodi formativi del corso per Operatore Sanitario OSS

Il profilo formativo dell’OSS è suddiviso in diverse competenze che lo studente acquisisce durante i corsi che è tenuto a seguire.

Per ogni competenza sono definite abilità implicate (che riguardano la manualità e le capacità che si acquisiscono per svolgere al meglio le varie mansioni) e conoscenze implicate (le nozioni teoriche fornite dal corso).

Struttura dei corsi di formazione OSS

Pur nella diversità dovuta alle specifiche regionali, i corsi di formazione Operatore Socio Sanitario OSS hanno caratteristiche comuni e forniscono per ogni area disciplinare un approccio adeguato per metodo e contenuti.

Le modalità di tali corsi OSS prevedono:

  • lezioni frontali, con utilizzo di tecniche interattive per coinvolgere lo studente;
  • laboratori di simulazione e valutazioni delle competenze acquisite con utilizzo di check-list.

La lezione frontale per Operatore Socio Sanitario

La lezione frontale, completata da proiezione di video esplicativi e da slides (per esempio con mappe concettuali che favoriscano l’apprendimento), permette un approccio didattico interattivo sfruttando al massimo le risorse del gruppo classe.

La formazione degli Operatori Socio Sanitari OSS in questo modo sfrutta sia i vantaggi dei metodi di apprendimento classici, sia delle potenzialità offerte da rielaborazione, discussione, confronto, attualizzazione e scambio.

L’obiettivo comune docente – studenti è il paziente: la preparazione avviene in orientamento al benessere e alla miglior assistenza possibile dell’utente finale.

L’utilizzo di risorse formative quali slides e video, oltre a permettere di catturare l’attenzione dello studente per un periodo maggiore, consente, anche prima del tirocinio, di concretizzare, attraverso l’Osservazione, quella che sarà la realtà assistenziale.

Le immagini esplicative di manovre e tecniche che l’operatore utilizzerà in futuro rendono più fruibile l’informazione trasmessa.

I laboratori di simulazione OSS

I laboratori di simulazione su manichino forniscono allo studente la possibilità di mettersi alla prova in un contesto protetto, prima dell’inizio del tirocinio, e costituisce un’attività propedeutica allo stesso.

La realizzazione di casi clinici, con i quali lo studente si confronta, simulano situazioni lavorative e concretizzano le nozioni teoriche proposte dal docente avvicinando e preparando lo studente OSS alla variabilità degli scenari operativi nei quali si troverà coinvolto rafforzando la preparazione teorica e permettendo una migliore assimilazione della teoria.

I laboratori per le esercitazioni sono funzionali a tutte quelle materie di studio relative a tecniche assistenziali specifiche, quali:

  • igiene alla persona;
  • identificazione dei bisogni assistenziali;
  • alimentazione;
  • eliminazione;
  • movimento;
  • riposo/sonno;
  • primo soccorso;
  • assicurazione di corretta termoregolazione e assicurazione di posture per un’idonea respirazione.

Una delle competenze fondamentali per gli Operatori Socio Sanitari OSS è l’Osservazione nel paziente di segni e sintomi anomali nello stato di salute dell’assistito e la corretta esposizione del quadro Osservato al responsabile dell’assistenza, individuandone la priorità.

Fa parte delle attività di simulazione l’identificazione di ogni cambiamento dello stato psicofisico della persona, di vitale importanza nella preparazione dell’OSS.

L’esame finale per Operatore Socio Sanitario OSS

Al termine del percorso formativo lo studente è tenuto a superare un esame finale.

Check-list per OSS

L’utilizzo delle check-list come strumento di management degli outcomes è essenziale per effettuare un’adeguata e quanto più possibile imparziale valutazione delle competenze tecniche acquisite dallo studente.

Le check list vengono costruite dal docente in base alla letteratura per tutte le attività e gli studenti sono tenuti ad avvalersi si esse per organizzare il proprio ordine di priorità nell’assistenza al paziente: sulla capacità di attenersi a tali scalette viene valutato il futuro OSS, tenendo presente che la giusta sequenza di operazioni garantisce una prestazione efficiente, la giusta attribuzione delle priorità e la riduzione degli errori, che potrebbero avere gravi conseguenze.

L’utilizzo di questo strumento, inoltre, permette di contenere il rischio di soggettività durante la valutazione, poiché in esso è contenuto un elenco di azioni individuate a priori che consente di analizzare in modo strutturato e sistematico il grado di padronanza delle conoscenze dello studente in merito ad ogni argomento trattato.

La costruzione della check-list prevede una scala per la valutazione di ogni singola attività:

  • livello minimo: lo studente non sa svolgere l’attività;
  • livello intermedio: lo studente svolge l’attività, ma in modo non completo;
  • livello massimo: lo studente svolge l’attività in modo completo e autonomo.

Esame orale OSS

Oltre alle attività strettamente legate alla salute del paziente, l’Operatore Socio Sanitario OSS è tenuto alla conoscenza di alcune materie che possono essere valutate tramite esame o orale o scritto:

  • legislazione;
  • metodologia del lavoro;
  • assistenza sociale;
  • elementi di psicologia.
  • La durata della formazione

Tesine Operatore Socio Sanitario

A termine del percorso di studi, l’Operatore Socio Sanitario è tenuto a presentare una tesina, un elaborato scritto con un numero di pagine che varia tra le 10 e le 15 e che generalmente è suddiviso in 4 o più sezioni, inerente al percorso di studi scelto. Per gli Operatori Socio Sanitari OSS è previsto un approfondimento del tirocinio, Ossia una relazione dettagliata di un caso clinico Osservato durante le ore di pratica in ospedale o presso qualsiasi altra struttura socio-sanitaria.

All’esposizione del caso viene affiancata anche una parte che deve dimostrare le competenze ottenute nelle aree di studio:

  • socio-culturale
  • istituzionale
  • legislativa
  • psicologica e sociale
  • igienico-sanitaria
  • tecnico-operativa.

Il completamento della tesina

è nella ricerca bibliografica, che permetterà un più alto livello di formazione.

I l percorso di qualificazione dell’operatore socio sanitario è stabilito a livello regionale e prevede un buon numero di ore di frequenza (circa 1000 a seconda delle sedi) alle quali si aggiungono attività complementari di tirocinio e moduli di formazione teorico-pratica.

aran infermeristica

Infermieri: Aran propone la divisione in 4 aree prestazionali

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L’Aran propone la divisione in 4 aree prestazionali per l’ambito infermieristico, ognuna con le proprie specificità ed i propri obiettivi. Di seguito i dettagli…

Nuovo scossone per l’organizzazione del personale pubblico in sanità. Infatti, l’Aran (Agenzia Rappresentanza Negoziale Pubbliche Amministrazioni) ha avanzato una nuova proposta nelle trattative per quanto riguardo l’organizzazione volta al rinnovo dei contratti di lavoro con i sindacati. 

I punti salienti della loro proposta sono il mantenimento dei livelli A,B, C e D e la proposta per una nuova modalità di classificazione in sanità del personale pubblico.

Queste trattative sono iniziate già da tempo, o meglio il 12 settembre 2017, quando si è dato il via alla discussione tra l’Aran ed i sindacati, appunto, sul rinnovo dei contratti. Da quel momento si è cercato di entrare nei dettagli della discussione stessa, fin quando, a novembre, si è iniziato a parlare della nuova classificazione in sanità dei dipendenti pubblici.

La proposta è incentrata sull’idea di divedere i dipendenti pubblici in 4 aree prestazionale, qui di seguito elencate e spiegate:

Area sanitaria

Comprende le professioni sanitarie di infermeria ed ostetricia, i tecnici della riabilitazione e della prevenzione ed anche le arti sanitarie ausiliarie. Secondo quanto presentato nella proposta, gli operatori ed i professionisti di questa prima area “svolgono con autonomia professionale attività individuate dalle norme istitutive dei relativi profili professionali, nonché dagli specifici codici deontologici”, destinate:

  •  alla prevenzione, alla cura ed anche alla salvaguardia della salute sia a livello individuale che collettivo;
  •  alle attività di prevenzione, verifiche e controllo rispetto sia all’igiene ed alla sicurezza ambientale nei contesti di vita e di lavoro, sia alla verifica dei livelli di igiene negli alimenti e nelle bevande, sia di igiene nella sanità pubblica ed anche veterinaria;
  •  ai percorsi di riabilitazione ed ai protocolli di valutazione funzionale;
  •  all’attività tecnico assistenziale, cioè all’effettuazione di procedure tecniche necessarie allo svolgimento di metodiche diagnostiche su materiali biologici o direttamente sulla persona.

 

Area dell’integrazione sociosanitaria

Comprende, invece, tutti gli operatori di interesse sanitario, compresi gli OSS, il personale specializzato nelle attività di assistente sociale, di educatore professionale e di puericultore.

In questa area sono quindi inclusi tutti gli operatori ed i professionisti che hanno il compito di fornire tutte quelle attività sociosanitarie volte al soddisfacimento, attraverso percorsi di assistenza integrati, dei bisogni di salute dei pazienti che necessitano, oltre che di prestazioni sanitarie, anche di protezione sociale per poter loro assicurare una continuità tra cura e riabilitazione, anche nel lungo periodo. Inoltre, questi operatori e professionisti hanno anche il compito di intervenire, in maniera tempestiva, nello stato di salute non solo fisico, ma anche psicologico e sociale, quindi avviando attività di lotta all’emarginazione, alle dipendenze ed alla devianza.

In questo modo il professionista oltre ad essere esperto da un punto di vista tecnico, deve diventare esperto nelle relazioni di collaborazione con tutti gli altri professionisti sanitari e sociali, partendo dal personale infermieristico.

 

Area dell’amministrazione dei fattori produttivi

Comprende il personale tecnico, amministrativo e professionale. In questa categoria, quindi, rientrano tutti gli operatori ed i professionisti che lavorano nelle attività di funzioni tecniche, amministrative e professionali, con lo scopo di promuovere il miglioramento delle funzioni aziendali di loro competenza, per favorire l’efficacia e l’efficienza dei propri ruoli, la semplificazione dei processi amministrativi, gestionali e tecnico professionali.

Area tecnico ambientale

Comprende il personale tecnico professionale delle Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) che si occupa di ispezionare, di vigilare e di controllare l’ambiente.

La segretaria nazionale del Cisl Fp, Marianna Ferruzzi, però, tende a sottolineare la necessità di arrivare ad una qualche soluzione per poter offrire un processo di innovazione effettivo rispondendo, in questo modo, alle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici di questo settore sanitario, che sono in attesa da troppi anni ormai.

La Cisl, infatti, condivide in pieno la necessità di riassetto e riorganizzazione di queste professioni, ma è chiaro che questo progetto necessita di maggiori dettagli per chiarire maggiormente le differenze tra le varie aree professionali.

L’obiettivo dei sindacati è quello di stabilizzare i circa 3500 ricercatori precari che hanno contratti borse di studio, co.co.co e partite Iva; è chiaro che, però, per raggiungere questo risultato è fondamentale anche l’intervento del mondo politico.

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Ruolo e compiti dell’Operatore Socio Sanitario nella distribuzione del vitto

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“Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo.”

È quanto affermava il padre della medicina già nel 400 a.C.  Anche se oggi i tempi sono cambiati e, fortunatamente, la scienza medica si è evoluta e si è dotata di tecniche e farmaci nuovi e molto efficaci, resta pur sempre vero che l’alimentazione resta la base della buona salute anche ai giorni nostri, a maggior ragione se ci si trova ni situazioni di fragilità o di malattia.

È per questo che il sostegno all’alimentazione del paziente è e resterà sempre uno dei compiti più importanti presenti nel mansionario di un Operatore Socio Sanitario anche per evitare che il cibo da medicina e sostegno si trasformi in un elemento lesivo o pericoloso per la salute del paziente.

I compiti dell’operatore sanitario relativi all’alimentazione sono i più vari e vanno dallo sporzionamento dei pasti, qualora l’organizzazione della struttura lo preveda e per operatori dotati dell’apposito certificato abilitante, alla somministrazione dei pasti ai pazienti non autosufficienti senza dimenticare il corretto smaltimento dei rifiuti: La procedura da seguire dipende dal grado di autonomia del paziente, variando quindi per pazienti autonomi, pazienti non autonomi nell’assunzione del cibo e pazienti disfagici.

Sia che l’OSS abbia il compito di sporzionare e servire il vitto ai pazienti, sia che riceva e distribuisca pasti già porzionati è essenziale che ci si rispettino le norme HACCP (hazard analysis and critical control point) per prevenire il rischio di problematiche igienico-sanitarie e garantire la sicurezza dei pazienti.

 È essenziale per tutti gli OSS addetti alla distribuzione del vitto, quindi, sapere che esistono dei reali rischi legati alla contaminazione e alla proliferazione microbica dei cibi. Tali rischi possono essere dovuti, per esempio, allo sbalzo termico degli stessi oppure alla scarsa cura igienica degli operatori.

Per prevenire tali pericoli l’Operatore Socio Sanitario in servizio al momento del ricevimento e della distribuzione del vitto ha il compito di seguire alcuni passaggi:

  1. Garantire l’igiene di sé stessi: lavare le mani e le parti scoperte delle braccia, vestirsi con camice, copricapo in modo da raccogliere tutti i capelli, guanti e mascherina.
  2. Curare l’accettazione del carrello, portarlo in reparto il più velocemente possibile, seguendo un percorso pulito, lontano da materiale sporco e personale estraneo al trasporto.
  3. Una volta giunto in reparto l’OSS deve accertarsi che il carrello sia pulito, che abbia i suoi contenitori isotermici e soprattutto che al suo interno ci siano le pietanze previste dal dietetico, oltre ad un recipiente ben protetto contenente utensili e stoviglie pulite o monouso.
  4. A questo punto è necessario il controllo della temperatura che va effettuato in relazione alle tipologie di piatti (pronti, freddi o caldi): all’Operatore Socio Sanitario spetta il compito di verificare che le temperature dichiarate dagli addetti alla consegna siano conformi ai limiti critici ed effettuare eventualmente un’ulteriore verifica prima di dispensare. Può farlo grazie ad un termostato presente sul carrello. Se la temperatura del piatto si allontana molto da quella attesa, allora la pietanza deve essere eliminata, in caso contrario si può effettuare una modifica al termostato fino al raggiungimento della temperatura corretta.

Una volta ricevuto il vitto dagli operatori della cucina, l’Operatore Socio Sanitario diventa responsabile di quanto accade e pertanto è tenuto a rispettare elementari norme igieniche:

  • nessun cibo deve essere toccato con le mani
  • non toccare capelli, naso, orecchie durante la dispensa
  • non tossire o starnutire sopra al cibo
  • lavarsi le mani dopo i colpi di tosse e starnuti
  • il cibo va sporzionato solo al momento della consegna al paziente
  • tra un paziente e l’altro i contenitori devono rimanere chiusi
  • una volta appoggiato il piatto sul comodino di un paziente, non può poi essere servito ad un altro degente
  • in caso di cibo confezionato controllare prima la data di scadenza
  • verificare eventuali alterazioni di colore e odore dei cibi
  • non fare avvicinare al carrello nessuno che non sia addetto alla distribuzione

Una volta distribuito e consumato il vitto, sia che l’OSS abbia aiutato il paziente nell’assunzione del cibo, sia esso sia stato autonomo nel suo consumo, è necessario provvedere allo smaltimento dei rifiuti che ne derivano.

Anche qui ci sono precise regole igieniche da seguire per evitare il diffondersi di infezioni e contaminazioni:

  • I contenitori e le stoviglie utilizzati debbono essere presi dalla stanza dei pazienti e svuotati dei residui alimentari che andranno in contenitori appositi.
  • Le stoviglie riutilizzabili andranno poste su un carrello che andrà poi consegnato alle cucine dive avverrà la sanificazione
  • Il carrello dovrà essere posto fuori alla camera dei pazienti e mai condotto all’interno
  • I residui alimentari e le stoviglie monouso provenienti da reparti ordinari andranno smaltiti come rifiuti urbani
  • I residui alimentari e le stoviglie monouso usati da pazienti infetti o provenienti da reparti di malattie infettive andranno smaltiti come rifiuti speciali e smaltite secondo la normativa prevista
operatore socio sanitario denunciato

Furto ai danni di pazienti psichiatrici, accusata una OSS

Ares No Comments

Rubare è già grave di per sé, rubare a persone in difficoltà è peggio, rubare a persone incapaci di capire e di difendersi non ha scusante alcuna.

È quanto accaduto circa un mese fa in una struttura psichiatrica del milanese: le procedure interne alla struttura prevedono che, ad ogni fine turno, qualsiasi sia l’orario, gli operatori socio sanitari contino e registrino i soldi presenti nella cassa dei degenti che, essendo detenuti psichiatrici, non hanno la possibilità di gestire denaro.

F.M., OSS assunta con contratto part-time a tempo indeterminato presso la struttura, aveva fretta di prendere il treno per tornare a casa, così ha deciso, contro i regolamenti e contro il buon senso, di non aspettare i colleghi del turno entrante e di andare via senza contare e registrare con loro il denaro in cassa e, in ogni caso, non passando le consegne ai colleghi come era suo dovere fare.

Poche ore dopo i colleghi in servizio scoprono che dalla cassa mancano 10€ e, seguendo le corrette procedure, scrivono una nota nel registro delle consegne.

Poco importa che il giorno dopo F.M., misteriosamente, trovi i 10€ mancanti in un faldone, anzi, l’accaduto appare ancora più sospetto (data la nota scritta dal collega, ha forse “trovato” i 10€ per salvarsi?) e viene accusata di furto dai suoi stessi colleghi che si affrettano ad avvisare il coordinatore degli OSS.

Apparentemente dalla direzione della struttura sanitaria non arrivano richiami e commenti, né verbali né scritti, ma, quando esce la turnistica dei mesi successivi, F.M. scopre che il suo orario di lavoro, già part-time, è stato dimezzato per i successivi 3 mesi.  

F.M. non crede ai suoi occhi e, considerando che non è stata contattata dalla direzione della struttura né le è stata chiesta alcuna spiegazione, vedendosi ridotto lo stipendio a nemmeno 400€ chiede l’intervento del sindacato.

Il sindacato effettua alcune verifiche ed invia una lettera di richiamo alla struttura, dalla quale non ottiene alcuna risposta.

Il passo successivo è far scrivere da un legale. A quel punto la risposta arriva.

La risposta fornita dall’azienda è, però, a detta di F.M. assurda: il datore di lavoro sostiene di averle ridotto le ore per venirle incontro, essendo lei pendolare.

Per F. sarà un vero problema continuare a lavorare in quella realtà, con una causa in corso contro il datore di lavoro, lo stipendio ridotto e l’accusa di furto che le pende sulla testa, per questo motivo ha ricominciato ad inviare curricula in giro, e cosciente del fatto che le risulterà estremamente difficile trovare un nuovo posto di lavoro, soprattutto a tempo indeterminato, ha denunziato i colleghi per calunnia.

Pur non volendo entrare nel merito della questione della colpevolezza dell’OSS non possiamo non notare che F.M. è comunque venuta meno al suo dovere non trattenendosi per passare le consegne ai colleghi e si è esposta così al rischio di essere accusata dell’avvenuto furto. Risulta infatti particolarmente difficile credere che qualcuno abbia tolto dei soldi dalla cassa dei degenti e, senza poi spendere quei soldi per i loro proprietari, li abbia persi dentro un faldone che doveva contenere tutt’altro.

Per quanto riguarda l’accusa di calunnia che F.M. ha mosso ai colleghi non si può fare a meno di ricordare che l’ordinamento legislativo italiano è chiaro e stabilisce che la calunnia si realizza quando un individuo denuncia, querela ed incolpa di reato un soggetto che egli sa già essere innocente o simula a suo carico le tracce di un reato.

Ovviamente la formulazione dell’accusa deve essere certa, non essendo sufficiente una mera insinuazione, una malignità o una maldicenza.

Facciamo un esempio pratico che si applica anche al nostro caso:

Ipotizziamo che a Tizio sia rubata la propria autovettura. Tizio crede, avendo intravisto il ladro, che il furto sia stato commesso da Caio e, con questa convinzione, lo denuncia ai carabinieri. Successivamente sarà accertato, nel corso delle indagini, che Caio è del tutto estraneo al reato perché, ad esempio, nel momento in cui veniva perpetrato il furto della autovettura di Tizio, si trovava in un altro luogo (ha cioè un alibi).

Caio è stato, perciò, falsamente accusato da Tizio per il furto della propria autovettura. La domanda a questo punto è la seguente: Tizio, avendo falsamente incolpato Caio, è responsabile per la calunnia ai suoi danni? In questo caso, che si applica anche ai colleghi di F.M. non può ritenersi che Tizio abbia calunniato Caio perché, se è vero com’è vero, che l’accusa di furto è poi risultata essere falsa, è altrettanto vero che Tizio ha accusato Caio credendo – erroneamente – che lo stesso fosse il ladro della propria autovettura.

È anche evidente che i colleghi della OSS accusata non possano in alcun modo essere accusati di calunnia.

Ci auguriamo che questa incresciosa situazione giunga, in un modo o nell’altro, ad una conclusione e che tutti gli attori coinvolti possano ritornare a lavorare in serenità.

operatore socio sanitario e accoglienza del malato in reparto

L’operatore socio sanitario e l’accoglienza del malato in reparto

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Immaginate di dover essere ricoverati in ospedale…magari da anziani… oppure per ricevere una diagnosi che temete molto…siete straniti, disorientati? Fa paura vero?

Il ricovero in ospedale è una delle esperienze più stressanti e traumatiche che si possano vivere.

Il momento dell’arrivo nella struttura e dell’accoglienza costituisce la prima impressione che si farà il paziente e, si sa, le prime impressioni contano e condizionano tutte le sensazioni successive.

Per questo motivo è importante che l’ingresso in reparto del degente avvenga nel migliore e meno traumatico dei modi possibili.

Se l’infermiere è la figura che si occuperà della presa in carico del paziente dal punto di vista sanitario, l’OSS rappresenta il responsabile della assistenza alberghiera al malato e, di conseguenza, una delle persone con cui trascorrerà più tempo durante il ricovero.

Ma di cosa si occupa l’OSS all’accoglienza del paziente?

Durante l’accoglienza il ruolo principale dell’OSS è quello di orientare il paziente e di favorirne l’inserimento sociale nella comunità ospedaliera.

Accompagnare il paziente nella visita della struttura, indicandogli i principali punti di riferimento e gli eventuali luoghi di ritrovo, illustrargli la stanza e tutte le sue caratteristiche permette di ridurre l’ansia causata dal ritrovarsi in un luogo completamente nuovo ed il disorientamento che ne consegue. Aiutare il paziente a sistemare i propri abiti e i propri effetti personali contribuisce a dargli la sensazione di avere ancora con sé qualcosa di casa per ridurre l’alienazione che provoca il distacco dai propri ambienti e dalle proprie cose.

Ancora più importante, l’OSS ha il compito, durante l’accoglienza al paziente e successivamente durante la degenza, di combattere o cercare di ridurre, l’isolamento sociale provocato dal ricovero (specie se si prospetta di lunga durata come quello di un anziano in una RSA). Per far ciò uno dei comportamenti messi in atto dall’ Operatore Socio Sanitario è quello di presentare il nuovo accolto a tutti gli abitanti del piano (o della struttura, se adeguatamente piccola), si trattino essi di altri degenti o di operatori della salute.

Se il ruolo che l’Operatore Socio Sanitario ha verso il paziente durate l’accoglienza in reparto è fondamentale, non meno importante è il ruolo che questi svolge verso i familiari durante il momento del distacco dal loro congiunto che viene ricoverato. Egli infatti ha il compito di rassicurare i parenti o gli amici del ricoverato sull’assistenza che riceverà, chiedere e stabilire un contatto per le emergenze e illustrate le modalità e gli orari di visita.

L’Operatore Socio Sanitario è una figura fondamentale nel panorama assistenziale moderno, svolge un lavoro importante e pieno di responsabilità ma che ha un grosso ritorno in termini di umanità e soddisfazione.

Scopri come diventarlo anche tu! Contattaci.

operatore socio sanitario con formazione complementare

Operatore socio sanitario con formazione complementare

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Operatore Socio Sanitario con Formazione complementare

Gli operatori socio sanitari che hanno seguito con profitto il modulo di formazione complementare ed hanno superato l’esame teorico pratico finale, ricevono uno specifico attestato di “ Operatore socio sanitario con formazione complementare in assistenza sanitaria ” che consente all’operatore di collaborare con l’infermiere o con l’ostetrica e di svolgere alcune attività assistenziali, in base all’organizzazione dell’unità funzionale di appartenenza e conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione.

ELENCO DELLE PRINCIPALI ATTIVITÀ PREVISTE PER L’OPERATORE SOCIO SANITARIO CON FORMAZIONE COMPLEMENTARE IN ASSISTENZA SANITARIA

L’operatore socio sanitario, che ha seguito con profitto il modulo di formazione complementare in assistenza sanitaria, oltre a svolgere le competenze professionali del proprio profilo, coadiuva l’infermiere o l’ostetrica e, in base all’organizzazione dell’unità funzionale di appartenenza e conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione, è in grado di eseguire:

  • la somministrazione, per via naturale, della terapia prescritta, conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione;
  • la terapia intramuscolare e sottocutanea su specifica pianificazione infermieristica, conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione;
  • i bagni terapeutici, impacchi medicali e frizioni;
  • la rilevazione e l’annotazione di alcuni parametri vitali (frequenza cardiaca, frequenza respiratoria e temperatura) del paziente;
  • la raccolta di escrezioni e secrezioni a scopo diagnostico;
  • le medicazioni semplici e bendaggi;
  • i clisteri;
  • la mobilizzazione dei pazienti non autosufficienti per la prevenzione di decubiti e alterazioni cutanee;
  • la respirazione artificiale, massaggio cardiaco esterno;
  • la cura e il lavaggio e preparazione del materiale per la sterilizzazione;
  • l’attuazione e il mantenimento dell’igiene della persona;
  • la pulizia, disinfezione e sterilizzazione delle apparecchiature, delle attrezzature sanitarie e dei dispositivi medici;
  • la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti differenziati;
  • il trasporto del materiale biologico ai fini diagnostici;
  • la somministrazione dei pasti e delle diete;
  • la sorveglianza delle fleboclisi, conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione
operatore socio sanitario ares formazione

La figura professionale degli Operatori Socio Sanitari

Ares No Comments

Art. 1. Figura e profilo
1. È individuata la figura dell’ operatore socio sanitario
2. L’operatore socio sanitario è l’operatore che, a seguito dell’attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale, svolge attività indirizzata a:
a) soddisfare i bisogni primari della persona, nell’ambito delle proprie aree di competenza, in un contesto sia sociale che sanitario
b) favorire il benessere e l’autonomia dell’utente.

Art. 2. La formazione
1. La formazione dell’ operatore socio sanitario è di competenza delle regioni e province autonome, che provvedono alla organizzazione dei corsi e delle relative attività didattiche, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto.
2. Le regioni e le province autonome, sulla base del proprio fabbisogno annualmente determinato, accreditano le aziende UU.SS.LL. e ospedaliere e le istituzioni pubbliche e private, che rispondono ai requisiti minimi specificati dal Ministero della sanità e dal dipartimento degli affari sociali con apposite linee guida, alla effettuazione dei corsi di formazione.

Art. 3. Contesti operativi
1. L’operatore socio sanitario svolge la sua attività sia nel settore sociale che in quello sanitario in servizi di tipo socio – assistenziale e socio – sanitario, residenziali o semiresidenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell’utente.

Art. 4. Contesto relazionale
1. L’ operatore socio sanitario svolge la sua attività in collaborazione con gli altri operatori professionali preposti all’assistenza sanitaria e a quella sociale, secondo il criterio del lavoro multiprofessionale.

Art. 5. Attività
1. Le attività dell’ operatore socio sanitario sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita: a) assistenza diretta ed aiuto domestico alberghiero;
b) intervento igienico – sanitario e di carattere sociale;
c) supporto gestionale, organizzativo e formativo.
2. Le attività di cui al comma 1 sono riassunte nell’allegata tabella A che forma parte integrante del presente decreto.

Art. 7. Requisiti di accesso
1. Per l’accesso ai corsi di formazione dell’ operatore socio sanitario è richiesto il diploma di scuola dell’obbligo ed il compimento del diciassettesimo anno di età alla data di iscrizione al corso.

Art. 8. Organizzazione didattica
 I corsi di formazione per operatore socio sanitario avranno durata annuale, per un numero di 1000 ore articolate secondo i seguenti moduli didattici:
– modulo di base: tipo di formazione teorica, numero minimo di ore 200 motivazione orientamento e conoscenze di base.
– modulo professionalizzante: tipo di formazione teorica, numero minimo di ore 250; esercitazioni e stages, numero minimo di ore 100; tirocinio, numero minimo di ore 450.

Art. 10. Materie di insegnamento
1. Le materie di insegnamento, relative ai moduli didattici di cui all’art. 8, sono articolate nelle seguenti aree disciplinari:
a) area socio culturale, istituzionale e legislativa;
b) area psicologica e sociale;
c) area igienico sanitaria;
d) area tecnico operativa.

Art. 11. Tirocinio
1. Tutti i corsi comprendono un tirocinio guidato, presso le strutture ed i servizi nel cui ambito la figura professionale dell’ operatore socio sanitario è prevista.

Art. 12. Esame finale e rilascio dell’attestato
1. La frequenza ai corsi è obbligatoria e non possono essere ammessi alle prove di valutazione finale coloro che abbiano superato il tetto massimo di assenze indicato dalla regione o provincia autonoma nel provvedimento istitutivo dei corsi, e comunque non superiore al 10% delle ore complessive.
2. Al termine del corso gli allievi sono sottoposti ad una prova teorica e ad una prova pratica da parte di una apposita commissione d’esame, la cui composizione è individuata dal citato provvedimento regionale e della quale fa parte un esperto designato dall’assessorato regionale alla sanità ed uno dall’assessorato regionale alle politiche sociali.
3. In caso di assenze superiori al 10% delle ore complessive, il corso si considera interrotto e la sua eventuale ripresa nel corso successivo avverrà secondo modalità stabilite dalla struttura didattica.
4. All’allievo che supera le prove, è rilasciato dalle regioni e provincie autonome un attestato di qualifica valido su tutto il territorio nazionale, nelle strutture, attività e servizi sanitari, socio sanitari e socio assistenziali.

ELENCO DELLE PRINCIPALI ATTIVITÀ PREVISTE PER L’OPERATORE SOCIO SANITARIO

1) Assistenza diretta ed aiuto domestico alberghiero: assiste la persona, in particolare non autosufficiente o allettata, nelle attività quotidiane e di igiene personale; realizza attività semplici di supporto diagnostico e terapeutico; collabora ad attività finalizzate al mantenimento delle capacità psico-fisiche residue, alla rieducazione, riattivazione, recupero funzionale; realizza attività di animazione e socializzazione di singoli e gruppi; coadiuva il personale sanitario e sociale nell’assistenza al malato anche terminale e morente; aiuta la gestione dell’utente nel suo ambito di vita; cura la pulizia e l’igiene ambientale.

2) Intervento igienico sanitario e di carattere sociale: osserva e collabora alla rilevazione dei bisogni e delle condizioni di rischio-danno dell’utente; collabora alla attuazione degli interventi assistenziali; valuta, per quanto di competenza, gli interventi più appropriati da proporre; collabora alla attuazione di sistemi di verifica degli interventi; riconosce ed utilizza linguaggi e sistemi di comunicazione/relazione appropriati in relazione alle condizioni operative; mette in atto relazioni-comunicazioni di aiuto con l’utente e la famiglia, per l’integrazione sociale ed il mantenimento e recupero della identità personale.

3) Supporto gestionale, organizzativo e formativo: utilizza strumenti informativi di uso comune per la registrazione di quanto rilevato durante il servizio; collabora alla verifica della qualità del servizio; concorre, rispetto agli operatori dello stesso profilo, alla realizzazione dei tirocini ed alla loro valutazione; collabora alla definizione dei propri bisogni di formazione e frequenta corsi di aggiornamento; collabora, anche nei servizi assistenziali non di ricovero, alla realizzazione di attività semplici.

COMPETENZE TECNICHE DELL’OPERATORE SOCIO SANITARIO

In base alle proprie competenze ed in collaborazione con altre figure professionali, l’ operatore socio sanitario sa attuare i piani di lavoro. È in grado di utilizzare metodologie di lavoro comuni (schede, protocolli ecc.).
È in grado di collaborare con l’utente e la sua famiglia: nel governo della casa e dell’ambiente di vita, nell’igiene e cambio biancheria; nella preparazione e/o aiuto all’assunzione dei pasti; quando necessario, e a domicilio, per l’effettuazione degli acquisti; nella sanificazione e sanitizzazione ambientale. È in grado di curare la pulizia e la manutenzione di arredi e attrezzature, nonché la conservazione degli stessi e il riordino del materiale dopo l’assunzione dei pasti.
Sa curare il lavaggio, l’asciugatura e la preparazione del materiale da sterilizzare.
Sa garantire la raccolta e lo stoccaggio corretto dei rifiuti, il trasporto del materiale biologico sanitario, e dei campioni per gli esami diagnostici, secondo protocolli stabiliti.
Sa svolgere attività finalizzate all’igiene personale, al cambio della biancheria, all’espletamento delle funzioni fisiologiche, all’aiuto nella deambulazione, all’uso corretto di presidi, ausili e attrezzature, all’apprendimento e mantenimento di posture corrette.
In sostituzione e appoggio dei famigliari e su indicazione del personale preposto è in grado di:
aiutare per la corretta assunzione dei farmaci prescritti e per il corretto utilizzo di apparecchi medicali di semplice uso; aiutare nella preparazione alle prestazioni sanitarie; osservare, riconoscere e riferire alcuni dei più comuni sintomi di allarme che l’utente può presentare (pallore, sudorazione ecc.); attuare interventi di primo soccorso; effettuare piccole medicazioni o cambio delle stesse; controllare e assistere la somministrazione delle diete; aiutare nelle attività di animazione e che favoriscono la socializzazione, il recupero ed il mantenimento di capacità cognitive e manuali ; collaborare ad educare al movimento e favorire movimenti di mobilizzazione semplici su singoli e gruppi; provvedere al trasporto di utenti, anche allettati, in barella carrozzella; collaborare alla composizione della salma e provvedere al suo trasferimento; utilizzare specifici protocolli per mantenere la sicurezza dell’utente, riducendo al massimo il rischio; svolgere attività di informazione sui servizi del territorio e curare il disbrigo di pratiche burocratiche; accompagnare l’utente per l’accesso ai servizi.

Competenze relative alle conoscenze richieste

Conosce le principali tipologie di utenti e le problematiche connesse.
Conosce le diverse fasi di elaborazione dei progetti di intervento personalizzati.
Riconosce per i vari ambiti, le dinamiche relazionali appropriate per rapportarsi all’utente sofferente, disorientato, agitato, demente o handicappato mentale ecc.
È in grado di riconoscere le situazioni ambientali e le condizioni dell’utente per le quali è necessario mettere in atto le differenti competenze tecniche.
Conosce le modalità di rilevazione, segnalazione e comunicazione dei problemi generali e specifici relativi all’utente.
Conosce le condizioni di rischio e le più comuni sindromi da prolungato allettamento e immobilizzazione. Conosce i principali interventi semplici di educazione alla salute, rivolti agli utenti e ai loro famigliari. Conosce l’organizzazione dei servizi sociali e sanitari e quella delle reti informali.

Competenze relazionali
Sa lavorare in equipe.
Si avvicina e si rapporta con l’utente e con la famiglia, comunicando in modo partecipativo in tutte le attività quotidiane di assistenza; sa rispondere esaurientemente, coinvolgendo e stimolando al dialogo.
È in grado di interagire, in collaborazione con il personale sanitario, con il malato morente.
Sa coinvolgere le reti informali, sa rapportarsi con le strutture sociali, ricreative, culturali dei territori. Sa sollecitare ed organizzare momenti di socializzazione, fornendo sostegno alla partecipazione ad iniziative culturali e ricreative sia sul territorio che in ambito residenziale.
È in grado di partecipare all’accoglimento dell’utente per assicurare una puntuale informazione sul servizio e sulle risorse.
È in grado di gestire la propria attività con la dovuta riservatezza ed eticità.
Affiancandosi ai tirocinanti, sa trasmettere i propri contenuti operativi.

OBIETTIVI DI MODULO E MATERIE DI INSEGNAMENTO

Obiettivi di modulo Primo modulo (200 ore di teoria):
acquisire elementi di base utili per individuare i bisogni delle persone e le più comuni problematiche relazionali; distinguere i sistemi organizzativi socio-assistenziali e la rete dei servizi; conoscere i fondamenti dell’etica, i concetti generali che stanno alla base della sicurezza e della salute dei lavoratori sui luoghi di lavoro, nonché i principi che regolano il rapporto di dipendenza del lavoratore (doveri, responsabilità, diritti…); conoscere i concetti di base dell’igiene e i criteri attraverso i quali mantenere la salubrità dell’ambiente.

Secondo modulo (250 ore di teoria, 100 esercitazioni, 450 tirocinio):
riconoscere e classificare i bisogni ed interpretare le problematiche assistenziali derivanti in relazione alle principali caratteristiche del bambino, della persona anziana, della persona con problemi psichiatrici, con handicaps, ecc. o in situazioni di pericolo; identificare tutti gli elementi necessari alla pianificazione dell’assistenza, collaborando con le figure professionali preposte; riconoscere le principali alterazioni delle funzioni vitali al fine di attivare altre competenze e/o utilizzare tecniche comuni di primo intervento; applicare le conoscenze acquisite per: mantenimento di un ambiente terapeutico adeguato – cura della persona – mantenimento delle capacità residue – recupero funzionale; conoscere ed applicare le diverse metodologie operative presenti nelle sedi di tirocinio; conoscere i principali aspetti psico-sociali dell’individuo e del gruppo al fine di sviluppare abilità comunicative adeguate alle diverse situazioni relazionali degli utenti e degli operatori nonché conoscere le caratteristiche, le finalità e le prestazioni di assistenza sociale allo scopo di concorrere, per quanto di competenza, al mantenimento dell’autonomia e dell’integrazione sociale dell’utente.

Modulo facoltativo:
tematica professionale specifica: (50 ore teoria, 50 esercitazioni, 100 tirocinio):
approfondire le competenze acquisite con speciale riferimento ad una particolare tipologia di utenza o ad uno specifico ambiente assistenziale.

Principali materie di insegnamento Area socio culturale, istituzionale e legislativa:
Elementi di legislazione nazionale e regionale a contenuto socio assistenziale e previdenziale.
Elementi di legislazione sanitaria e organizzazione dei servizi ( normativa specifica OSS )
Elementi di etica e deontologia.
Elementi di diritto del lavoro e il rapporto di dipendenza.
Area psicologica e sociale:
Elementi di psicologia e sociologia.
Aspetti psico-relazionali ed interventi assistenziali in rapporto alle specificità dell’utenza.

Area igienico sanitaria ed area tecnico-operativa:
Elementi di igiene.
Disposizioni generali in materia di protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori. Igiene dell’ambiente e comfort alberghiero.
Interventi assistenziali rivolti alla persona in rapporto a particolari situazioni di vita e tipologia di utenza.
Metodologia del lavoro sociale e sanitario.
Assistenza sociale

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