Furto ai danni di pazienti psichiatrici, accusata Operatore Socio Sanitario
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Furto ai danni di pazienti psichiatrici, accusata una OSS

Rubare è già grave di per sé, rubare a persone in difficoltà è peggio, rubare a persone incapaci di capire e di difendersi non ha scusante alcuna.

È quanto accaduto circa un mese fa in una struttura psichiatrica del milanese: le procedure interne alla struttura prevedono che, ad ogni fine turno, qualsiasi sia l’orario, gli operatori socio sanitari contino e registrino i soldi presenti nella cassa dei degenti che, essendo detenuti psichiatrici, non hanno la possibilità di gestire denaro.

F.M., OSS assunta con contratto part-time a tempo indeterminato presso la struttura, aveva fretta di prendere il treno per tornare a casa, così ha deciso, contro i regolamenti e contro il buon senso, di non aspettare i colleghi del turno entrante e di andare via senza contare e registrare con loro il denaro in cassa e, in ogni caso, non passando le consegne ai colleghi come era suo dovere fare.

Poche ore dopo i colleghi in servizio scoprono che dalla cassa mancano 10€ e, seguendo le corrette procedure, scrivono una nota nel registro delle consegne.

Poco importa che il giorno dopo F.M., misteriosamente, trovi i 10€ mancanti in un faldone, anzi, l’accaduto appare ancora più sospetto (data la nota scritta dal collega, ha forse “trovato” i 10€ per salvarsi?) e viene accusata di furto dai suoi stessi colleghi che si affrettano ad avvisare il coordinatore degli OSS.

Apparentemente dalla direzione della struttura sanitaria non arrivano richiami e commenti, né verbali né scritti, ma, quando esce la turnistica dei mesi successivi, F.M. scopre che il suo orario di lavoro, già part-time, è stato dimezzato per i successivi 3 mesi.  

F.M. non crede ai suoi occhi e, considerando che non è stata contattata dalla direzione della struttura né le è stata chiesta alcuna spiegazione, vedendosi ridotto lo stipendio a nemmeno 400€ chiede l’intervento del sindacato.

Il sindacato effettua alcune verifiche ed invia una lettera di richiamo alla struttura, dalla quale non ottiene alcuna risposta.

Il passo successivo è far scrivere da un legale. A quel punto la risposta arriva.

La risposta fornita dall’azienda è, però, a detta di F.M. assurda: il datore di lavoro sostiene di averle ridotto le ore per venirle incontro, essendo lei pendolare.

Per F. sarà un vero problema continuare a lavorare in quella realtà, con una causa in corso contro il datore di lavoro, lo stipendio ridotto e l’accusa di furto che le pende sulla testa, per questo motivo ha ricominciato ad inviare curricula in giro, e cosciente del fatto che le risulterà estremamente difficile trovare un nuovo posto di lavoro, soprattutto a tempo indeterminato, ha denunziato i colleghi per calunnia.

Pur non volendo entrare nel merito della questione della colpevolezza dell’OSS non possiamo non notare che F.M. è comunque venuta meno al suo dovere non trattenendosi per passare le consegne ai colleghi e si è esposta così al rischio di essere accusata dell’avvenuto furto. Risulta infatti particolarmente difficile credere che qualcuno abbia tolto dei soldi dalla cassa dei degenti e, senza poi spendere quei soldi per i loro proprietari, li abbia persi dentro un faldone che doveva contenere tutt’altro.

Per quanto riguarda l’accusa di calunnia che F.M. ha mosso ai colleghi non si può fare a meno di ricordare che l’ordinamento legislativo italiano è chiaro e stabilisce che la calunnia si realizza quando un individuo denuncia, querela ed incolpa di reato un soggetto che egli sa già essere innocente o simula a suo carico le tracce di un reato.

Ovviamente la formulazione dell’accusa deve essere certa, non essendo sufficiente una mera insinuazione, una malignità o una maldicenza.

Facciamo un esempio pratico che si applica anche al nostro caso:

Ipotizziamo che a Tizio sia rubata la propria autovettura. Tizio crede, avendo intravisto il ladro, che il furto sia stato commesso da Caio e, con questa convinzione, lo denuncia ai carabinieri. Successivamente sarà accertato, nel corso delle indagini, che Caio è del tutto estraneo al reato perché, ad esempio, nel momento in cui veniva perpetrato il furto della autovettura di Tizio, si trovava in un altro luogo (ha cioè un alibi).

Caio è stato, perciò, falsamente accusato da Tizio per il furto della propria autovettura. La domanda a questo punto è la seguente: Tizio, avendo falsamente incolpato Caio, è responsabile per la calunnia ai suoi danni? In questo caso, che si applica anche ai colleghi di F.M. non può ritenersi che Tizio abbia calunniato Caio perché, se è vero com’è vero, che l’accusa di furto è poi risultata essere falsa, è altrettanto vero che Tizio ha accusato Caio credendo – erroneamente – che lo stesso fosse il ladro della propria autovettura.

È anche evidente che i colleghi della OSS accusata non possano in alcun modo essere accusati di calunnia.

Ci auguriamo che questa incresciosa situazione giunga, in un modo o nell’altro, ad una conclusione e che tutti gli attori coinvolti possano ritornare a lavorare in serenità.

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