• Telefono : 081 5704220 - 0815705650 | Fax : 08119360595 / 08119360666 Messaggia su WhatsApp Mobile Con Whatsapp: 3929164153
  • ares@infoares.it | Canale Video Youtube

Avvisi

la regione campania e assessore formazione chiara marciani attivano centotrenta corsi di formazione professionale

La Regione Campania organizza 130 corsi di formazione professionale

Ares No Comments

Con un investimento pari a 16 milioni di euro, la Regione Campania ha avviato 130 nuovi corsi di formazione professionale allo scopo di reinserire nel mercato del lavoro i disoccupati e non solo. La Regione Campania ha predisposto 130 corsi di formazione volti al reinserimento lavorativo dei disoccupati da lungo tempo e allo scopo di coloro che hanno difficoltà a trovare lavoro.

I nuovi corsi di formazione

In totale i corsi di formazione organizzati dalla Regione Campania sono 130. Per la loro realizzazione è stato necessario un investimento pari a 16 milioni di euro da parte del Por Campania Fse 2014-2020. I posti messi a disposizione da Palazzo Santa Lucia sono 2.000, che verranno destinati, oltre che ai disoccupati, anche agli ex percettori di ammortizzatori sociali attualmente sprovvisti di reddito. In questo modo, le suddette categorie potranno partecipare a corsi della durata di 600 ore per ottenere, finalmente, una qualifica professionale adeguata, che possa consentire loro un veloce reinserimento nel mondo del lavoro.

Che ambiti riguarderanno i corsi di formazione?

  • I corsi mireranno alla formazione di figure professionali relative ai seguenti ambiti:
  • ambiente,
  • green economy,
  • turismo,
  • valorizzazione del patrimonio culturale,
  • ICT (tecnico del customer relationship manager),
  • servizi socio-sanitari,
  • servizi per la persona,
  • servizi per il trattamento e il recupero dei rifiuti.

L’obiettivo della Regione Campania

L’assessore alla Formazione ed alle Pari Opportunità della Regione Campania, Chiara Marciani, ha sottolineato come l’obiettivo di questo progetto sia il reinserimento dei disoccupati nel mercato del lavoro. Attraverso questi corsi, infatti, sarà possibile acquisire livelli di formazione specializzata e di alto livello, soprattutto nei settori che offrono maggiori offerte di lavoro e di possibilità di crescita. In questo modo la Regione vuole promuovere percorsi di formazione di qualità, sostenendo la mobilità ed il reinserimento nel mercato del lavoro di tutti coloro che attualmente ne sono sprovvisti.

corso di formazione professionale blsd primo soccorso

Corsi sulle tecniche di Primo Soccorso in via sperimentale nelle scuole

Ares No Comments

In base a quanto imposto dalla legge, sono stati portati a termine i primi corsi formazione di primo soccorso nelle scuole italiane

L’obbligo dei corsi di formazione di primo soccorso nelle scuole

In base a quanto previsto dalla legge n. 107/2015 art. 1 comma 10 è obbligatorio organizzare corsi di formazione sulle tecniche di primo soccorso da rivolgersi a docenti ed allievi della scuola secondaria di I e di II grado. Per questo motivo, il Miur ha predisposto l’organizzazione delle “Linee di indirizzo per la realizzazione delle attività di formazione sulle tecniche di Primo Soccorso” ed il Ministero, nell’attesa dell’emanazione del decreto applicativo, vi ha dato già il via in maniera del tutto sperimentale raggiungendo ben 13 province.

I risultati delle prime sperimentazioni

I primi test di sperimentazione di Primo Soccorso nelle scuole sono stati organizzati nell’anno scolastico 2017/2018 per cui, essendo giunti da poco al termine, è possibile tirare già alcune di quanto fatto in questo periodo. I primi risultati sono assolutamente positivi e lo stesso presidente del Sis 118, Mario Balzanelli, incaricato da parte del Miur all’organizzazione di tali corsi, si è detto molto soddisfatto del lavoro svolto.

Inoltre, questi corsi hanno rappresentato anche un’importante operazione culturale rispetto allo sviluppo della consapevolezza dell’importanza di operazioni di primo soccorso in casi di emergenza già in bambini molto piccoli, tanto è vero che l’Italia è stata tra i primi paesi a coinvolgere in questo processo gli alunni delle scuole e degli asili.

Le scuole coinvolte nel progetto sperimentale

  • I test sperimentali hanno coinvolto circa 4.500 studenti, dalla scuola d’infanzia alle scuole secondarie di secondo grado.
  • Le provincie in cui sono stati lanciati sono: Trieste, Padova, Vibo Valentia, Salerno, Campobasso, Sassari, Taranto, Perugia, Macerata, Sondrio, Savona, Pistoia, Latina.
  • Dal prossimo anno scolastico, il 2018/2019, i corsi di formazioni sulle tecniche di primo soccorso saranno rivolti a tutte le scuole italiane, di ogni ordine e grado in maniera obbligatoria.

Le tecniche di Primo Soccorso, dunque, sono estremamente importanti; non solo perché risultano fondamentali nei contesti sociali e lavorativi ma anche e soprattutto perché “aiutarsi ad aiutare” dovrebbe risultare il primo principio e le solide fondamenta di una buona e completa formazione che deve partire sin dalla più tenera età.

microsoft e fondazione mondo digitale organizzano il progetto formativo

Microsoft e Fondazione Mondo Digitale unite per la Formazione

Ares No Comments

A breve nelle scuole italiane verrà portato “Eskills4Change”, progetto organizzato da Microsoft e Fondazione Mondo Digitale ed interamente dedicato alla formazione nel campo del digitale

Microsoft e Fondazione Mondo Digitale hanno appena lanciato nel nome della Formazione un progetto innovativo dal titolo “Eskills4Change”; il programma, che riguarderà 10.000 ragazzi di età compresa tra i 15 ed i 24 anni, coinvolgerà l’intera Nazione ed avrà l’obiettivo di stimolare una maggiore competenza digitale per tutti i soggetti coinvolti.

“Eskills4Change”: i dettagli

Il progetto è nato per favorire l’acquisizione da parte dei ragazzi delle competenze tecnologiche, abilità sempre più richieste nel mondo lavorativo attuale e spesso non facilissime da conseguire.

Trasformando tali competenze in strumenti accessibili per tutti, “Eskills4Change” prevede un’organizzazione di eventi, sia dentro che fuori la Scuola, proprio per favorire lo sviluppo di una forma mentis volta al cambiamento ed all’acquisizione delle competenze informatiche per la risoluzione di qualsiasi problema con delle modalità il più innovative e creative possibili.

Come si svolgerà “Eskills4Change”?

Il progetto coinvolgerà 10 Istituti Scolastici del nostro Paese appartenenti a 10 Regioni diverse tra Nord e Sud ed il primo step comprenderà una sessione di formazione per gli studenti condotta sia dagli esperti della Miscrosoft sia da quelli della Fondazione Mondo Digitale. Si lavorerà, in particolare, su percorsi di auto imprenditorialità per progettare, ideare e sviluppare diverse tipologie di servizi smart ad alta accessibilità come, ad esempio, siti web oppure app per le aziende; ma saranno impostate anche sessioni dedicate alla realizzazione di gioielli ed abiti con gli appositi strumenti digitali.

Sono state organizzate, inoltre, anche ore laboratoriali per la produzione, hackathon e momenti dedicati a particolari sfide tra i partecipanti volti alla risoluzione dei problemi della cittadinanza tramite ipotesi innovative ed al fine di favorire la formazione di una nuova tipologia di mentalità predisposta al cambiamento tecnologico e sociale.

L’impatto di questo progetto

Il progetto è sorto con la convinzione che il conseguimento delle competenze informatiche debba essere il motore per favorire lo sviluppo del nostro Paese, soprattutto, per quanto riguarda le Regioni del Sud. L’attenzione, in tal caso, è rivolta particolarmente ai giovani, proprio per favorire il loro ingresso nel mondo del lavoro, per ridurre l’impatto delle differenze di genere (uno dei punti importanti di questo lavoro è, infatti, il coinvolgimento massiccio delle donne) e per condurre il digitale anche in quelle zone dove non è ancora diffuso in modo appropriato.

Tra l’altro, in una ricerca condotta da Microsoft è emerso che nei prossimi anni il 65% degli attuali studenti svolgerà lavori che attualmente ancora non esistono e che saranno basati sulla tecnologia e sul digitale. Ed è per questo motivo che formare le nuove generazioni all’acquisizione di questo tipo di competenze risulterà così importante. Questa priorità servirà, infatti, a combattere la disoccupazione e consentirà ai giovani di affacciarsi in un mondo di possibilità e di opportunità che solamente il digitale e la tecnologia potranno mettere a disposizione.

situazione dei giovani laureati dopo essersi laureati

Le condizioni dei lavoratori neo-laureati in Italia

Ares No Comments

Il report AlmaLaurea 2018 rileva dati significativi attestanti le condizioni di lavoro dei neo-laureati, il divario tra Nord e Sud e le discriminanti socio-economiche

A partire da ieri, a Torino, i primi dati raccolti dal report di AlmaLaurea sono iniziati ad emergere. All’interno del report AlmaLaurea viene analizzato il rapporto tra gli istituti di formazione ed il mondo del lavoro e, infatti, in primo luogo è emerso che dei diciannovenni solo il 30% di loro si è iscritto all’università mentre coloro che riescono a concludere il proprio ciclo di studi, tra l’altro, risultano ricevere stipendi molto bassi e nella maggior parte delle volte sono tenuti a svolgere attività lavorative o che non c’entrano nulla o molto poco con il loro titolo di studi.

Nonostante la situazione nel nostro Paese non sia ancora incoraggiante, emergono, fortunatamente, anche i primi miglioramenti.

Sempre meno gli iscritti all’università

Il presidente di AlmaLaurea, Ivano Dionigi, sottolinea la necessità di concentrarsi su di un dato preoccupante che emerge in modo particolare da questa indagine: gli iscritti all’università sono sempre di meno e soprattutto aumentano sempre di più le persone che abbandonano gli studi. Non a caso, sottolinea Dionigi, il nostro Paese è il fanalino di coda dell’Europa per numero di laureati. In più, in base a quanto riferito dallo stesso Presidente, l’appartenenza socio-culturale e familiare degli studenti conta molto nella loro carriera universitaria.

I dati riguardanti l’occupazione

Dal report si evince, inoltre, che ad un anno dalla laurea lavora il 71,1% di coloro che hanno conseguito un percorso universitario triennale e il 73,9% di chi ha acquisito anche il biennio magistrale. Questi dati suggeriscono un iniziale e lieve miglioramento rispetto all’anno passato registrando percentuali di più del 2,9% nel primo caso e del 3,1% nel secondo, ma purtroppo ancora troppi lontani dai vecchi dati pre-crisi. Infatti dal 2008 ad oggi sono stati riscontrati il 17,1% per le triennali e il 10,8% per le magistrali di punteggi in meno. Altro dato interessante è che dal 2016 sono diminuiti ancora i contratti a tempo indeterminato (-5,5% per la triennale e -7% della magistrale), ma aumentano, invece, i posti a tempo determinato.

Inoltre gli studenti del Nord tendono a rimanere a lavorare al Nord, infatti di questi va via solamente il 10,2%, mentre al Sud rimane una scelta quasi sempre obbligata: vanno via, infatti, il 44,9% degli studenti di cui il 25,6% si sposta al Nord.

Le facoltà più utili per trovare velocemente lavoro

La facoltà che detiene il primato di percentuale di ragazzi che entro 5 anni dalla laurea ha già un impiego è ingegneria con il 94,6%; al secondo posto c’è medicina con il 93,8% ed al terzo, invece, economia con il 91,9%. Tra le facoltà più in basse in graduatoria, ancora una volta, è presente giurisprudenza con il 76,5% di occupati.

Quanto incidono le discriminanti socio-economiche?

Le differenze socio-economiche pesano moltissimo sulla carriera degli studenti a partire dalla scelta dell’università. Infatti il 36,1% dei ragazzi che sceglie università lontane da casa ha almeno un genitore laureato. Tra l’altro, in queste famiglie è più facile che si scelgano percorsi magistrali piuttosto che triennali. Anche la provenienza dei percorsi scolastici incide sulla decisione di proseguire o meno gli studi: il 67,2% degli iscritti all’università proviene dai i licei, mentre solo il 18% dagli istituti tecnici e l’1,8% da quelli professionali.

La Redazione

giovani e lavoro regione campania assunzione del presidente vincenzo de luca

Regione Campania: 55 milioni investiti nel mondo del lavoro

Ares No Comments

La Regione Campania ha stanziato 55 milioni di euro per nuovi progetti in campo lavorativo

La Regione Campania si è mobilitata ed attivata per istituire corsi di alta formazione, favorendo così l’ingresso nel mondo del lavoro di giovani laureati e incoraggiando lo sviluppo tecnologico da parte delle imprese. Palazzo Santa Lucia ha stabilito, dunque, due tipologie di intervento, prevedendo un fondo complessivo di 55 milioni.

Il primo intervento

Il primo di questi finanziamenti per un valore di circa 10 milioni, è stato concepito per istituire dottorati di ricerca con specializzazione nel ramo industriale, rispondendo così alle esigenze delle aziende che non riescono a trovare, sul mercato del lavoro, il personale competente. È prevista l’articolazione del corso su tre livelli: la ricerca scientifica, la ricerca digitale ed inoltre anche la scoperta imprenditoriale, volta a sostenere tutti quei ragazzi che vogliono prendere delle iniziative imprenditoriali.

Il secondo intervento

Per quanto riguarda, invece, il secondo finanziamento, per il quale sono stati stanziati 45 milioni, l’obiettivo è quello di favorire il percorso di innovazione delle Pmi, supportandole negli studi di fattibilità, nella fase di sperimentazione ed anche in quella della ricerca preindustriale, per poter operare delle valutazioni statistiche sulle eventuali ricadute sul mercato. In questo modo si vogliono accompagnare le piccole e medie imprese nel processo di ripresa economica e di adeguamento al mondo digitale.

Il progetto del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca

Come sottolineato dal Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, il progetto è stato pensato per favorire il dialogo tra le Università e le imprese. Sulla base delle richieste di queste ultime sono stati pensati, appunto, i dottorati di ricerca. Questa è la risposta che la Regione Campania lancia contro l’attuale situazione del nostro Paese in cui i livelli di disoccupazione crescono e le figure professionali richieste dalle aziende risultano essere introvabili perché non formate dal sistema universitario.

Come sottolineato dallo stesso Presidente De Luca, però, questo non è l’unico ambito in cui la Regione ha stanziato fondi negli ultimi tempi: uno sforzo notevole è stato diretto ai distretti tecnologici e all’Academy Apple, mentre 120 milioni sono stati indirizzati alla ricerca oncologica, in particolare per lo studio di vaccini e farmaci contro il cancro.

Tutte queste iniziative, come sostenuto dal Governatore della Regione, sono volte a cambiare i sistemi di produzione, innovazione e formazione della Campania.

LA REDAZIONE

formazione continua dati anpal regione campania

Il ruolo della formazione continua nel mondo del lavoro

Ares No Comments

La formazione continua si afferma, ancora una volta, come elemento centrale nell’ottica della nuova concettualizzazione delle imprese e del lavoro

I profili ricercati nel mondo del lavoro

Trovare lavoro al giorno d’oggi risulta sempre più difficile per cui è necessario possedere tutte le abilità necessarie ad essere competitivi nel mondo professionale. E come se non bastasse, le offerte attualmente presenti sul mercato sono sempre più specifiche ed articolate.

Tra le caratteristiche attualmente richieste dai datori di lavoro, infatti, si riscontrano la capacità di problem solving, la capacità di lavoro in gruppo, le abilità comunicative, le soft skills e l’intelligenza emotiva. Quindi, le capacità richieste sono sempre più specifiche e dettagliate, comprendendo diversi settori.

In più, nella maggior parte dei casi vengono ricercate abilità di padroneggiamento del digitale e della tecnologia, rendendo in questo modo più complessi anche i lavori tradizionali.

La formazione continua

In un momento storico come il nostro, in cui scarseggiano le richieste di lavoro, un elemento fondamentale e che non va affatto trascurato è la formazione intesa come un processo continuo e mai completo, che accompagna tutta la vita lavorativa dei soggetti, nella prospettiva del lifelong learning.

Questo nuovo modo di intendere il lavoro è basato sull’idea che in un’era in cui la tecnologia ed il digitale progrediscono quasi quotidianamente, non possiamo pensare di imparare un lavoro e metterlo in pratica per tutto il resto della vita. Così come il mondo che ci circonda è soggetto ad un continuo mutamento, allo stesso tempo anche il lavoro cambia costantemente.

Pertanto la formazione continua è necessaria sia per colui che deve essere in grado di svolgere lavori che si modificano continuamente, sia per le aziende che devono cercare di essere sempre competitive. Dunque, la formazione continua è essenziale in questo momento storico, e lo sarà sicuramente anche in futuro, sia per trovare lavoro che per mantenerlo, garantendo organizzazione e produzione.

I dati del rapporto Anpal

I primi segnali di miglioramento rispetto alla formazione nel nostro Paese provengono dal Rapporto sulla formazione continua di Anpal, in cui sono stati analizzati gli anni 2016 e 2017. Infatti, rispetto al 2015, anno in cui i lavoratori che si erano sottoposti a processi di formazione erano il 7,3%, nel 2016 il dato riportato dal Rapporto è pari all’8,3%; ancora poco rispetto al 10,8% degli altri Paesi europei.

È evidente che esiste ancora un gap importante tra l’Italia ed il resto dell’Europa, ma i primi segnali positivi iniziano ad emergere e non possono essere sottovalutati.

Altro dato importante e che merita di essere sottolineato è l’interesse mostrato dalle aziende per la formazione dei propri lavoratori.

La formazione continua può essere l’arma vincente

È proprio la formazione continua il valore aggiunto che permette di fare la differenza nel mondo del lavoro. Per questo è importante che sia i lavoratori che le imprese si impegnino a promuoverla affinché il nostro Paese risulti sempre più competitivo ed al passo con i tempi. 

La Redazione

banca-di-italia-visco-punta-sulla-formazione-di-alto-livello

Visco: investire nella formazione per recuperare il divario tra l’Italia e gli altri Paesi

Ares No Comments

La Banca d’Italia ha dichiarato che bisogna investire sulla formazione, sia pubblica che privata, per far crescere il nostro Paese

Bankitalia, nella sua nuova dichiarazione che non lascia margine a dubbi, ha affermato energicamente che l’unico modo per recuperare il divario in ambito produttivo tra l’Italia e gli altri Paesi Europei sarà quello di investire, ma questa volta realmente, nella formazione dei giovani, sia in ambito pubblico che in quello privato. Stiamo, infatti, vivendo nel nostro Paese un momento storico molto particolare caratterizzato da offerte di lavoro richiedenti personale particolarmente specializzato da un lato e un tasso di disoccupazione particolarmente elevato dall’altro.  

Le cause del divario produttivo tra l’Italia e le altre Nazioni Europee

Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, sostiene che attualmente il 40% degli studenti ha delle competenze completamente disallineate rispetto alle offerte provenienti dal mondo del lavoro. Di sicuro, un ruolo importante in questo scenario di rinnovamento verrà svolto dalle scuole, soprattutto per quanto riguarda il rapporto che quest’ultime hanno con il mercato del lavoro, secondo quanto riportato dallo stesso Visco nelle considerazioni finali nella parte relativa, appunto, al “Rapporto tra la scuola ed il mercato del lavoro”.

Il problema, sempre secondo quanto riportato nel documento, sarebbe da attribuire alle competenze, o per meglio dire alle mancate competenze, che hanno gli studenti ed i lavoratori italiani, che sono la causa della bassa produttività e dell’incapacità di dar vita ad un vero e proprio processo di innovazione. Questi fenomeni, combinati, danno vita ad un circolo vizioso che impedisce lo sviluppo appropriato del nostro Paese, tanto da un punto di vista produttivo che economico.

Cosa e come fare, allora?

La proposta di Visco è, appunto, quella di investire sulla formazione che deve essere continua e costante, non presente solo negli anni scolastici, ma nell’intero percorso della vita lavorativa.Senza un percorso di questo tipo lo scenario che ci aspetta è a dir poco apocalittico: mancanza di sviluppo appropriato, tasso di disoccupazione sempre più alto e l’aumento di disuguaglianze di reddito sempre maggiori.

Paradossalmente, dati alla mano, emerge che sussiste una penalizzazione salariale che ammonta a circa il 15% per i laureati italiani, mentre c’è un premio del 10% per i diplomati sotto qualificati. A breve, la Banca di Italia pubblicherà un nuovo lavoro in cui verrà dimostrato come tra il 2005 e il 2015 circa il 40% dei lavoratori occupati nel nostro Paese possedeva livelli di istruzione significativamente diversi da quelli ricercati nella professione praticata.

La Redazione 

e-learning la nuova piattaforma di formazione professionale

L’apprendimento cambia con l`E-Learning

Ares No Comments

La nuova frontiera dell’apprendimento passa attraverso l’originalissima modalità di E-learning

Senza dubbio la tecnologia ha completamente sconvolto e rinnovato il nostro modo di vivere coinvolgendo tutti i campi dell’esistenza… dalla comunicazione all’istruzione. Negli ultimi tempi pare, infatti, che l’innovazione tecnologica stia iniziando a riguardare anche le modalità di apprendimento costituendo anche l’oggetto centrale dell’Exploring E-learning del 2018, evento particolarmente autorevole del nostro Paese.

Vediamo, dunque, di seguito quali sono i punti fondamentali portati dalle innovative forme di apprendimento dell’E-learning:

1) Nuovi formatori: il ruolo del formatore all’interno delle aziende sta cambiando notevolmente. Il formatore è sempre più al centro di processi particolarmente complessi di apprendimento ed assomiglia sempre più ad un team coach. Lo stesso processo sta avvenendo anche per i docenti che, abbandonando il loro ruolo di depositari assoluti del sapere e della conoscenza, son divenuti sempre più facilitatori dei processi di apprendimento dei propri allievi.

2) Le aule: la tradizionale modalità di insegnamento, incentrata su lezioni frontali in aula da 8 ore e slide, sta cedendo il posto a lezioni maggiormente esperienziali, gestite da insegnanti appositamente formati. In più, le lezioni classiche, per intenderci quelle teoriche, iniziano a riscontrare maggiore risalto sulla piattaforma E-learning piuttosto che, come avveniva in passato, attraverso classiche lezioni frontali.

3) Learning path la presentazione della precedente modalità formativa (strutturata su corsi in aula e lezioni E-learning) cede ormai il passo ad una nuova impostazione basata sulla messa insieme di strumenti e metodologie diverse tra loro, ma tutte, allo stesso tempo, assolutamente innovative come il social learning e lo sviluppo di progetti concreti.

4) Opportunità: le organizzazioni più famose, in questi ultimi anni, hanno sempre più spesso fatto riferimento allo sviluppo di diversi strumenti, contenuti ed ambienti, tanto reali quanto virtuali, come le web tv, gli accessi ai canali esterni, library di corsi online, riunioni, laboratori e così via.

5) L’apprendimento situato: la modalità di apprendimento che si predilige in questo nuovo contesto è, dunque, l’apprendimento on the job, quindi, dove e quando serve con l’assoluto supporto di tutor online.

6) Dai libri al multimediale: non sono più utilizzate le vecchie dispense o i cari e vecchi libri, questi, hanno infatti ceduto il passo ad app, video interattivi, simulazioni e learning card.

7) Microlearning: tutto ciò che c’è da sapere è scomposto in unità minime di conoscenza; queste unità possono essere sempre a portata di mano su un qualunque dispositivo mobile.

8) Engagement: le nuove forme di organizzazione delle aziende stanno comportando un netto cambiamento culturale in cui la singola persona deve continuamente occuparsi del proprio percorso di responsabilizzazione e di crescita formativa. Questo è un processo del tutto nuovo da gestire, un engagement rispetto ad una modalità completamente innovativa di apprendimento all’interno delle stesse organizzazioni.

9) Contenuti emergenti: l’apprendimento alle competenze digitali è, dunque, il contenuto che va acquisito come più importante tra tutti, soprattutto, per favorire lo sviluppo dell’azienda e della società.

10) Adaptive learning: in futuro, grazie ai nuovi sistemi di intelligenza artificiale, i percorsi di apprendimento verranno direttamente adeguati ai propri fruitori.

Questi sono solamente alcuni dei punti fondamentali previsti dal passaggio sempre più evidente alla modalità di apprendimento moderna…ma chissà quanti ancora, data la vistosa e rapida crescita della tecnologia, potrebbero ancora aggiungersi.

Restiamo a vedere…                              

La Redazione

giovani-imprenditori-startup-regione-campania

Buone notizie da Napoli: è record di imprese under 24!

Ares No Comments

Le imprese italiane con titolari di età compresa tra i 18 ed i 24 anni sono circa 39.231; Napoli è la prima e spicca sul territorio con quasi 3.000 società.

Chi dice che i giovani del nostro territorio siano solo locali, drink e play station? Un dato sorprendete emerge e si espande a macchia d’olio dimostrando che tra i giovani ed i giovanissimi aumenta la voglia di impresa! Secondo una recente elaborazione della Camera di Commercio sono, infatti, 39.231 le imprese fondate da giovani under 24 totalizzando, quindi, il 1,3% del totale appartenente all’intero territorio italiano.

Solo nei primi tre mesi dell’anno si sono registrate circa 5.923 iscrizioni, un dato solamente iniziale e che pure la dice lunga sulla situazione italiana in cui spiccano le realtà di Napoli, Torino. Altro dato importante da sottolineare ed estremamente significativo è quello inerente alla quota pari al 26% di donne iscritte tra le nuove imprese ed al 27% tra quelle attive attualmente.

Il boom di iscrizioni di baby imprenditori ha, dunque, restituito produttività al nostro paese ma ha anche riabilitato l’immagine di una realtà che viene spesso erroneamente associata all’antico concetto di dolce far nulla. I giovani, anche quelli del Sud, vogliono emergere, impegnarsi e dare il contributo oltre che alla propria esistenza anche al proprio Paese.

Non è una semplice generazione dedita unicamente al calcetto e alla movida, ma una generazione che punta in alto e su sé stessa andando a scomporre un’immagine radicata, errata, triste ed allarmante.

Molti sono, infatti, coloro che hanno saputo disdegnare la giovane generazione, ma altrettanti sono quelli che in loro hanno saputo riconoscere estremo potenziale e che per loro si sono battuti. Non sole brutte notizie dal Sud, Napoli sa ancora brillare rappresentando insieme a Roma e a Torino le prime città per numero di titolari di imprese under 24! 

Nuovo progetto della Consulta europea per la formazione di alto livello

Nuovo progetto della Consulta europea per la formazione di alto livello

Ares No Comments

Si è tenuta ieri a Torino la presentazione di un nuovo progetto che, attraverso una Summer School, si è posta come obiettivo il favorimento della formazione di alto livello puntando, inoltre, ad un passaggio dallo studio al lavoro il meno brusco possibile.

La Consulta europea ha deciso di investire sulla formazione di alto livello per favorire l’interazione tra professionisti, imprese e le istituzioni didattiche (quindi le Università e le Scuole) per favorire l’acquisizione di competenze trasversali e per rendere meno brusco il passaggio dalla condizione di studente alla condizione di lavoratore. L’iniziativa prevede l’acquisizione attraverso una Summer School delle “legal business skills for Europe, che risultano essere fondamentali per il lavoro nelle società internazionali, negli studi legali o nelle imprese.

Il progetto è stato realizzato dall’Istituto universitario di studi europei (IUSE) grazie al contributo fondamentale del Consiglio regionale e della Consulta regionale europea. Il progetto è riuscito ad ottenere anche il patrocinio dell’Università del Piemonte orientale, dell’Università della Valle d’Aosta, della Rappresentanza della Commissione Europea di Milano, dell’Università di Torino, di Unioncamere Piemonte e di Confindustria Piemonte.

Cosa prevede il progetto?

L’iniziativa è stata presentata ufficialmente il 30 maggio 2018 presso Palazzo Lascaris a Torino dal vicepresidente del Consiglio regionale delegato dalla Consulta europea. Durante la presentazione è stata ribadita l’importanza e la validità delle Summer Schools che consentono, dunque, di acquisire una tipologia di formazione altamente specialistica in diversi ambiti quali quello giuridico, sociale ed economico. L’obiettivo è quello di consentire a tutti i partecipanti l’apprendimento di queste conoscenze e facilitar loro ingresso nel mondo del lavoro; contesto nettamente cambiato negli ultimi decenni tra l’internazionalizzazione delle relazioni e dei mercati e la crisi economica.

L’importanza di attività di questo tipo

Lo stesso consigliere segretario delegato alla Consulta Europea ci ha tenuto a precisare quanto ritenga essere importante che il Consiglio regionali inizi ad occuparsi e a supportare iniziative di questo tipo e, quindi, volte alla costruzione di una sorta di “ponte” tra la formazione, il mondo della produzione e l’istituzione. In più, in questo modo è più facile consentire anche l’acquisizione di competenze in un contesto basato sull’internazionalizzazione. 

A chi è rivolta la Summer School?

La Summer School è rivolta a tutti i laureati, i laureandi ed i giovani professionisti. È organizzata attraverso un programma di apprendimento e-learning per un totale di 8 settimane tra giugno e luglio con l’aggiunta, inoltre, di 12 giornate face-to-face durante le quali verranno organizzate anche attività di workshop per favorire l’analisi di casi concreti e discussioni di gruppo. E’, inoltre, importante sottolineare che il progetto è stato realizzato anche grazie alla collaborazione di studi legali ed aziende che interverranno, dunque, nella formazione specifica.

Tel: 0815704220 / 0815705650 - Fax : 08119360595 / 08119360666 - Mobile: 3929164153

Apertura Uffici Lunedi al venerdì dalle ore 8.00 alle ore 20.00 | Indirizzo : Viale Campi Flegrei 41, 80124 Napoli Mail : info@infoares.it