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Formazione Cni

aggiornamento professionale

Ingegneri: il CNI ufficializza il Testo Unico per l’aggiornamento professionale.

Redazione No Comments

Nel testo “Linee di indirizzo per l’aggiornamento della competenza professionale – Testo Unico 2018”, pubblicato il 19 dicembre 2017, il CNI chiarisce gli elementi essenziali per l’attività di aggiornamento professionale.

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) dal 21 giugno 2013 ha varato “Regolamento per l’aggiornamento della competenza professionale“, che prevede i dettami e le linee guida fondamentali per l’aggiornamento degli ingegneri nell’ambito della loro stessa professione; il regolamento è stato reso noto poco meno di un mese dopo, il 15 luglio 2013 sul Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia n. 13. 

Dal momento che, dal 2013 ad oggi, le circolari e le linee di indirizzo varate dal CNI sono state moltissime, si è deciso di accorparle tutte in un unico testo, “Linee di indirizzo per l’aggiornamento della competenza professionale – Testo Unico 2018″, pubblicato in una circolare del 19 dicembre 2017 ed entrato ufficialmente in vigore a partire dal 1 gennaio 2018.

Le linee di indirizzo del documento legiferano in merito alla regolamentazione riguardante l’aggiornamento delle competenze degli ingegneri, gestito per lo più dagli Ordini territoriali, di autogoverno o enti di diretta emanazione, in base a quanto previsto dall’art. 1, comma 1, del D.P.R. 7 agosto 2012, n.137, sono tenuti a fornire le attività di formazione continua nel ramo dell’ingegneria, secondo quanto decretato dell’art. 7 del Regolamento.

Il documento è stato realizzato con la collaborazione dell’Assemblea dei Presidenti ed il Gruppo di Lavoro realizzato da quest’ultima.

Il documento “Linee di indirizzo per l’aggiornamento della competenza professionale – Testo Unico 2018″ è organizzato in 15 paragrafi, nello specifico:

 

  • Primo paragrafo: Premessa.

Nel primo paragrafo vengono chiariti gli obiettivi previsti dall’attività di continuo aggiornamento, ovvero, la valorizzazione della professione, la promozione di innovazioni e l’incentivazione del coinvolgimento delle figure professionali, in particolare i neo laureati.

  • Secondo paragrafo: Definizioni.

In questo paragrafo vengono chiarite le definizioni fondamentali per l’applicazione del testo, dando per scontate quelle già acquisite dall’art. 2 del Regolamento.

  • Terzo paragrafo: I crediti formativi professionali (CFP).

Per poter esercitare la professione di ingegnere, ogni professionista deve aver acquisito almeno 30 CFP, che possono essere stati conseguiti in qualunque area formativa a prescindere dal settore di iscrizione. Sono invece obbligatori i 5 CFP acquisiti nell’ambito “etica e deontologia professionale” che devono essere ottenuti entro il 31 dicembre dell’anno solare successivo all’anno di iscrizione.

  • Quarto paragrafo: Apprendimento non formale.

Le attività di aggiornamento per l’apprendimento non formale sono tutte quelle pianificate direttamente dal CNI, dai Provider oppure dagli Ordini territoriali.

  • Quinto paragrafo: Apprendimento informale.

La certificazione delle attività di apprendimento informale è regolata dall’Agenzia Nazionale della Certificazione delle Competenze fondata dal CNI e denominata Agenzia CERTING

  • Sesto paragrafo: Apprendimento formale.

Nell’ambito dell’apprendimento formale vengono riconosciuti i Master universitari di I e II livello, corsi di alta formazione universitaria, i dottorati di ricerca ed i corsi di formazione universitari.

  • Settimo paragrafo: Autorizzazione.

Qualunque soggetto non appartenente agli Ordini territoriali deve presentare una domanda di autorizzazione direttamente al CNI per svolgere attività di erogazione dei CFP.

  • Ottavo paragrafo: Compiti del consiglio nazionale ingegneri.

Sul sito del CNI è presente una banca dati che chiarisce tutte le attività di aggiornamento per l’apprendimento non formale, le disponibilità di queste ultime sul territorio e il corrispettivo riconoscimento dei CFP

  • Nono paragrafo: Compiti degli ordini territoriali.

Gli Ordini territoriali hanno l’obbligo di comunicare la liste delle offerte formative previste entro trenta giorni prima dall’inizio dell’attività programmata. I CFP acquisiti da queste attività sono validi in tutto il territorio nazionale.

  • Decimo paragrafo: Compiti degli iscritti.

I professionisti hanno il compito di assicurarsi il riconoscimento dei CFP acquisiti dalle attività di apprendimento non formale, i quali, devono essere convalidati dal soggetto erogatore dell’attività.

  • Undicesimo paragrafo: Esoneri.

Le domande di esonero devono essere presentate al proprio ordine entro il 31 gennaio dell’anno solare successivo a quello del periodo iniziale. Non vengono accettate domande tardive.

  • Dodicesimo paragrafo: Controlli e sanzioni.

Tutti i professionisti che non sono riusciti a maturare i CFP previsti dal Regolamento sono soggetti a provvedimenti disciplinari, come regolamentato dall’art. 1, comma 1, lett. a del DPR 7/08/2012 n.137.

  • Tredicesimo paragrafo: FAD.

Per ciò che concerne la FAD (Formazione a Distanza) si fa riferimento a tutte quelle attività di aggiornamento che possono essere acquisite indipendentemente dal luogo e dal momento della loro produzione, cioè attraverso i dispositivi tecnologici e digitali.

  • Quattordicesimo paragrafo: Entrata in vigore.

Come già affermato in precedenza, le linee direttive di questo documento entrano in vigore dal 1 gennaio 2018.

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Formazione cni: linee guida del nuovo regolamento sulle competenze professionali

Redazione No Comments

Il CNI (Consiglio Nazionale degli Ingegneri) è un organismo che si occupa della rappresentanza istituzionale, su piano nazionale, degli ingegneri ed è un ente che opera sotto il controllo del Ministero della Giustizia; dallo scorso gennaio 2018 per quest’organismo si è aggiunto un nuovo compito: la formazione della categoria per l’aggiornamento della competenza professionale.

La formazione CNI è divenuta necessaria quando lo scorso mese sono state emanate le nuove Linee d’indirizzo per l’applicazione del “Regolamento per l’aggiornamento della competenza professionale”; queste vanno a sostituire tutte le linee emanate precedentemente, e suddivise tra le varie categorie, in un Testo Unico.

Queste linee d’indirizzo prevedono, come detto in precedenza, diverse attività di formazione professionale e invitano, come spiegato dall’articolo 1, comma 1 del D.P.R. 7 agosto 2012, n. 137, i soggetti autorizzati dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, gli organi di autogoverno e territoriali, gli enti di diretta emanazione nonché i professionisti ad elargire attività di formazione continua che, come spiega l’articolo 7 del Regolamento, riguardano il settore dell’Ingegneria.

La formazione CNI, quindi, dovrà seguire le Linee guida previste dal regolamento per permettere il corretto aggiornamento della competenza professionale; tra queste direttive c’è l’apprendimento che si distingue in tre modalità: formale, informale e non formale che permettono al professionista di raggiungere un certo numero di crediti formativi professionali (CFP).

L’apprendimento formale riguarda due tipologie di Master (di I e II livello universitario) che sono riconosciute se prevedono, secondo quanto dice la legge, una durata complessiva di 1500 ore e un totale di crediti formativi universitari pari ad almeno 60; ai Master, però, l’apprendimento formale riconosce anche corsi di alta formazione universitari, corsi di formazione permanente universitari (con la possibilità di svolgere l’esame finale sia in Italia sia all’estero) e il Dottorato di ricerca che rilasciano crediti. Gli interessati dovranno richiedere il riconoscimento dei crediti formativi professionali, attraverso la piattaforma informatica, al proprio Ordine di appartenenza entro, e non oltre, il 31 gennaio successivo all’anno di conseguimento in quanto non saranno prese in considerazione eventuali istanze in caso di ritardi.

La seconda modalità d’apprendimento, per la formazione CNI, è quella informale che comprende la certificazione di competenze rilasciate dall’Agenzia Nazionale della Certificazione delle Competenze (o Agenzia CERTING secondo la denominazione del CNI) e che consente il riconoscimento di 15 CFP all’anno per tre anni a partire da quello in cui si è conseguita la certificazione.

L’apprendimento non formale, infine, chiude il trittico di modalità previste dalle Linee guida e riguarda le attività di formazione professionale continua organizzate dal CNI, dai provider e dagli Ordini territoriali senza dimenticare quelle che prevede l’articolo 4, comma 5 del Regolamento. Il provider, responsabile nei confronti del CNI, e l’Ordine possono chiamare in causa sponsor o partner per il riconoscimento dei CFP; questo perché entrambi non possono attribuire crediti legati ad eventi organizzati da altri soggetti ma hanno la possibilità di organizzare eventi formativi per l’apprendimento non formale con la qualifica di Partner o Sponsor mantenendo, tuttavia la responsabilità scientifica dell’evento che deve essere formalizzata per iscritto e caricata sulla piattaforma informatica. Provider e Ordini, inoltre, dovranno informare il CNI circa tutte le attività di formazione previste dall’evento.

Per quanto riguarda i CFP bisogna specificare che l’iscritto all’albo deve avere almeno 30 crediti formativi professionali, per poter esercitare la professione ad eccezione di altri 5 CFP per l’etica e deontologia professionale previsti secondo l’articolo 3, comma 9 del Regolamento che devono essere conseguiti, obbligatoriamente, entro il 31 dicembre dell’anno solare successivo all’iscrizione.

Il CNI dispone, ancora, di una banca dati per tutte le attività di formazione professionale continua per la modalità di apprendimento non formale in modo tale da divulgare informazioni sulla disponibilità di un’eventuale offerta formativa non formale su tutto il territorio nazionale, specificando anche quanti CFP queste attività prevedono.

Tutti i crediti formativi professionali per gli iscritti agli Ordini territoriali sono segnalati all’Anagrafe Nazionale dei CFP che li riceve telematicamente da tutti i partecipanti alle attività di formazione specificando il numero di crediti conseguiti. Gli iscritti comunicano il numero dei CFP conseguiti attraverso la propria pagina personale del portale “mying.it” (entro il 31 gennaio dell’anno successivo al conseguimento della certificazione). L’Anagrafe, inoltre, è fondamentale in quanto è l’unico strumento su scala nazionale a certificare quanti crediti, effettivamente, ogni iscritto consegue per le varie attività di formazione (come la formazione CNI, ad esempio).

Qualora siano necessarie istanze di esonero queste dovranno essere presentate entro il 31 gennaio dell’anno solare successivo all’inizio del periodo e comunicate al proprio Ordine. Quando si verifica un esonero questo comporta una riduzione dei CFP pari a 2,5 per ogni mese intero riconosciuto escluso quello di fine periodo; ad esempio una richiesta di esonero di cinque mesi in data 25/03 si conclude il 24/8 e non è possibile revocarlo.

SI ricorda, infine, che le Linee guida del Regolamento sull’aggiornamento della competenza professionale sono entrate in vigore dal 1° gennaio 2018 e sostituiscono, in maniera definitiva, tutte quelle emanate precedentemente in materia.

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Formatore sulla Sicurezza, un ruolo di vitale importanza.

Redazione No Comments

Formazione CNI a tutela del lavoratore, grazie alla figura del Formatore sulla Sicurezza tante vite saranno salvate

Chi è il Formatore sulla Sicurezza?

Il Formatore sulla Sicurezza è un professionista specializzato che si occupa di favorire le conoscenze dei lavoratori sulle metodologie, tecniche e strumentazioni necessarie ad una corretta osservanza ed applicazione delle norme di Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro.

L’obbligo di effettuare questo tipo di formazione è stato attualmente imposto in tutte le aziende italiane dagli Accordi Stato Regione del 2011 portando, dunque, alla luce la specifica figura professionale del Formatore sulla Sicurezza. Tutti i Datori di Lavoro che si occupano delle prevenzione e della protezione dei luoghi di lavoro sono obbligati, quindi, ad acquisire gli elementi fondamentali del ruolo di Formatore sulla Sicurezza del Lavoro.

E’ importante sottolineare, inoltre, che da un punto di vista normativo, questa figura è stata istituzionalizzata con il D.lgs. 81/08  ed inglobata ai precedenti Accordi Stato Regione del 2011 nel Decreto Interministeriale del 6 marzo del 2013.

Quali sono i compiti del Formatore sulla Sicurezza?

Il Formatore sulla Sicurezza è una figura professionale fondamentale in quanto si occupa di favorire ed ampliare la conoscenza dei lavoratori nel campo della sicurezza. È un ruolo essenziale in ogni settore, dal pubblico al privato, ed è fondamentale per garantire le condizioni di lavoro appropriate e tutelare, di conseguenza, l’incolumità dei lavoratori.

Chi può diventare Formatore sulla Sicurezza? Praticamente tutti, l’unico prerequisito necessario al ruolo è costituito dal diploma di scuola di secondo grado ad eccezione dei datori di lavori già coinvolti in tale attività

Sbocchi lavorativi

La figura del Formatore sulla Sicurezza può accedere a diversi sbocchi lavorativi sia all’interno della Pubblica Amministrazione che nel contesto delle Aziende private afferenti a diversi settori, quali ad esempio: Cooperative e Consorzi, Piccole e Medie Imprese, Istituti Scolastici, Servizi, Agenzie di Formazione Professionale, Enti Locali, Comunali ed altri ancora.

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Chi è il Coordinatore della Sicurezza nei cantieri temporanei o mobili?

Redazione No Comments

Scopriamo insieme l’importanza di una delle figure professionali previste dal CNI

Il Coordinatore della Sicurezza nei cantieri temporanei e mobili è una figura fondamentale all’interno dei luoghi di lavoro ed è, infatti, la figura alla quale il Committente o il Responsabile dei lavori affida il compito di occuparsi del coordinamento tra tutte le imprese che sono incaricate dei lavori. L’obiettivo è quello di eliminare completamente i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Il compito principale del Coordinatore della Sicurezza attraversa, dunque, tutto il periodo dei lavori e va, infatti, dalla progettazione alla realizzazione dei lavori stessi.

L’importanza del Coordinatore della Sicurezza

Il Coordinatore della Sicurezza riveste un ruolo fondamentale per l’organizzazione e per la realizzazione dei lavori; infatti, in base a quanto previsto dal Testo Unico per la Salute e Sicurezza sul Lavoro (come espressamente legiferato nel D.lgs. 81/2008), il coordinatore della sicurezza ha due ruoli fondamentali:

In fase di progettazione, il Coordinatore si occupa di redigere il Piano di Sicurezza e di Coordinamento preparando dettagliatamente la sicurezza nei cantieri (sfasamento delle lavorazioni, apprestamenti, ecc.)

Chi può diventare Coordinatore della Sicurezza?

Questi ruoli possono essere ricoperti sia dello stesso professionista che da due differenti tecnici. Tutti i laureati in ingegneria, geologia, architettura, scienze agrarie o forestali, con laurea di primo livello o laurea magistrale e tutti i diplomati, geometri o periti industriali, possono svolgere queste funzioni.

Formazione specifica e sbocchi lavorativi

Il corso di Coordinatore della Sicurezza nei cantieri temporanei o mobili ha lo scopo di fornire a tutti i partecipanti una conoscenza approfondita e specifica della normativa sull’igiene e sulla sicurezza del lavoro e di far sì che ogni partecipante possa essere in grado di valutare tutti gli aspetti relativi alla gestione e all’organizzazione dei cantieri. L’acquisizione delle competenze previste dal ruolo di Coordinatore della Sicurezza nei cantieri temporanei o mobili garantisce, inoltre, la possibilità di svolgere una professione innovativa e complementare a quella degli architetti e degli ingegneri.

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Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)

Redazione No Comments

Il CNI, per proteggere ulteriormente i lavoratori, ha elaborato una nuova figura professionale ad hoc.

Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione nasce dall’esigenza di incrementare tutta una serie di servizi per la prevenzione e protezione sul luogo di lavoro. Questa figura professionale fu concepita dal legislatore italiano, per la prima volta, nel lontano 1994, per affiancare il datore di lavoro sulle norme da adottare in materia di sicurezza. Solo con il Decreto Legge numero 81 del 2008 si giunse a recepire, nella legislazione italiana, la direttiva dell’Unione Europea riguardante il controllo ed il miglioramento delle condizioni lavorative e di sicurezza al fine di garantire tutti i soggetti coinvolti nel complesso mondo del lavoro.

Competenze del RSPP

Il Responsabile ha il compito fondamentale di progettare e diffondere tra i lavoratori una nuova forma mentis che garantisca a tutti una reale sicurezza sul luogo di lavoro. Per giungere a questo importante traguardo, il RSPP deve progettare, dirigere e verificare le diverse misure tecniche, logistiche e procedurali riguardanti la sicurezza aziendale (tramite adeguati sistemi di gestione). Al fine di rendere partecipi tutti gli impiegati dell’azienda (circa le misure adottate per la prevenzione e la sicurezza) il RSPP dovrà favorire la presenza e la partecipazione di tutti i soggetti del sistema aziendale durante le sue spiegazioni.

Chi può svolgere questo compito

In pratica chiunque all’interno di un’azienda ha la possibilità di svolgere il ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, che sarà scelto dal datore di lavoro. E’ stata adottata una simile scelta perché solo una persona interna all’azienda può conoscerne tutti i punti di forza e i lati deboli. Questi ultimi dovranno essere risolti il prima possibile per rendere il luogo di lavoro il più sicuro possibile.

Modulo C del Corso di RSPP (24 ore)

Il corso è costituito da cinque moduli e al termine è previsto il raggiungimento di un attestato di qualifica valido sia per l’Italia che a livello europeo. Il documento si potrà ottenere solo dopo aver superato un questionario conclusivo. Nel Corso verrà spiegato come gestire la sicurezza, valutare i singoli rischi, dirigere incontri lavorativi e riunioni periodiche, analizzare e ottenere quanto necessario per rendere sicuro il luogo di lavoro.

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Il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione: chi è e di cosa si occupa?

Redazione No Comments

Scopriamo insieme compiti ed obiettivi di una delle figure chiave per il CNI

Il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP), figura fondamentale nelle aziende, è nominato da ogni Datore di Lavoro e si occupa di tutto ciò che concerne la prevenzione e la protezione dai rischi nel campo lavorativo. Il ruolo del RSPP è stato istituzionalizzato dal D.lgs. 81/2008, che ne impone la presenza in ogni azienda, dimostrando, in questo modo, la volontà italiana di adeguarsi alla normativa europea in materia.

Chi può divenire RSPP?

Al ruolo di RSPP può ambire ogni dipendente di azienda e volendo, in determinate aziende o in specifiche condizioni, anche lo stesso Datore di Lavoro.  In quest’ultimo caso le aziende dovranno rientrare in una delle seguenti tipologie:

  • aziende agricole o zootecniche, con un massimo di 10 dipendenti;
  • aziende ittiche, con un massimo di 20 lavoratori;
  • aziende artigianali o industriali, con un massimo di 30 dipendenti;
  • altri settori, con un massimo di 200 dipendenti.

Quali sono i compiti del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione?

Il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione è la figura professionale che affianca il Datore di Lavoro per applicare in maniera opportuna ed adeguata la normativa sulla sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. La carica di RSPP rappresenta, infatti, un ruolo fondamentale  oltre che per la sicurezza anche per la  relazione tra gli stessi lavoratori dell’azienda, ragion per cui, si denota in maniera evidente l’alto numero di benefici scaturiti dall’inserimento di tale  figura nell’ambito aziendale.

L’aggiornamento previsto al Modulo B

In base all’Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 tutti i Responsabili del Servizio Prevenzione e Protezione sono obbligati ad aggiornare i Moduli B con dei corsi di 40 ore previsti a cadenza quinquennale. Nel tempo di aggiornamento previsto non bisogna ripetere, ovviamente, quanto già trattato in precedenza ma, piuttosto, concentrarsi sulle innovazioni, sulle evoluzioni, sugli approfondimenti, sui rischi e sulle applicazioni pratiche.

Nello specifico l’aggiornamento prevede:

  • Tecniche di comunicazione, rivolte all’informazione ed alla formazione di tutti i lavoratori rispetto alla promozione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro;
  • Processi organizzativi e sistemi di gestione;
  • Aspetti tecnico-organizzativi e giuridico normativi;
  • Fonti di rischio specifiche sull’attività lavorativa o del settore produttivo dove viene esercitato il ruolo.
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