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Mondo Oss

concorso operatore socio sanitario ospedale antonio cardarelli

L’Operatore Socio Sanitario, una figura ricercata

Redazione No Comments

L’Operatore Socio Sanitario, conosciuto anche come OSS, è una figura specializzata nell’assistenza infermieristica al momento molto ricercata. Curare non significa solo rimarginare una ferita, ma anche ricevere assistenza sul piano psicologico ed empatico, ed è quello che fanno gli Operatori Socio Sanitari in Italia.

Cosa fa un OSS?

La figura dell’Operatore Socio Sanitario è molto richiesta sul territorio nazionale ed è destinata a prestare aiuto a coloro che si trovano in condizioni di disagio, in modo da poter semplificare le loro interazioni nel mondo sociale.

Per diventare OSS è necessario frequentare corsi di formazione specifici, in cui si riceveranno le giuste informazioni per la gestione e la cura delle diverse condizioni di salute del paziente. L’Operatore Socio Sanitario dovrà prestare assistenza infermieristica al paziente, non solo sul piano della riabilitazione e della cura, ma rieducandolo al nuovo stile di vita e cercando di ristabilire in lui le condizioni fisiche, ma anche psicologiche, adatte ad affrontare la nuova condizione di salute.

Un esperto OSS dovrà favorire nell’individuo l’equilibrio e il benessere di cui è stato privato al momento del disagio o della condizione di “non-autosufficienza”. L’Operatore Socio Sanitario non sarà solo in questo compito: infatti, potrà sempre interfacciarsi con esperti e professionisti del campo medico-sanitario al fine di prestare un servizio efficiente.

Come si diventa OSS?

Per diventare OSS innanzitutto è necessaria la predisposizione ad aiutare il prossimo, oltre che un forte senso di empatia verso l’altro.Tuttavia, come accennato sopra, c’è bisogno anche di conoscenze tecniche che possono essere acquisite tramite dei corsi di formazione appositi.

In seguito alla partecipazione al corso,  l’Operatore acquisirà le competenze tecniche e relazionali necessarie per assistere una persona in difficoltà. Coloro che saranno formati e avranno acquisito il titolo di OSS potranno affiancare persone con disagi, anche in condizioni particolari e poco comuni, come nel caso di pazienti con stomie.

Che cos’è una stomia e come trattarla?

La stomia è un’apertura creata sulla parte addominale, in seguito ad un intervento, da cui fuoriesce una parte di intestino o ureteri. Le cause che comportano la necessità di creare una stomia sono varie, come: Morbo di Crohn, Rettocolite ulcerosa, Traumi addominali e Tumori.

Bisogna tenere conto che la stomia non è dotata né di muscolo né di sfintere, quindi non può dilatarsi o restringersi a seconda delle necessità del paziente. Per questo motivo, è necessario applicare un dispositivo di raccolta delle feci e delle urine all’altezza dell’apertura che l’OSS dovrà igienizzare e cambiare in modo professionale.

OSS e corsi di formazione

Da anni ARES (Associazione Ricerca e Sviluppo) mette a disposizione degli utenti diversi corsi di formazione, tra cui il Corso per OSS. Un team composto da esperti si occuperà di formare i discenti, su un piano empatico oltre che professionale, provvedendo al conseguimento di un attestato che abbia validità su tutto il territorio nazionale.

Per eventuali informazioni contattare i numeri: Telefono: 081/5704220 – Mobile con Whatsapp:3929164153, oppure inviare un’e-mail all’indirizzo: ares@infoares.it

 

                                   Articolo di : Carla Sarnataro

Interessanti novità dalla sanità Campana

Redazione No Comments

Due news di grande interesse dalla sanità Campana, settore nel quale si stanno creando nuove opportunità lavorative

Grandi novità dal mondo della sanità campana: un concorso presso l’Azienda Ospedaliera dei Colli di Napoli e la pubblicazione della banca dati dei quiz per il concorso OSS al Cardarelli. Vediamo, di seguito, i dettagli relativi ad entrambe le notizie.

25 OSS per un anno presso l’Azienda Ospedaliera dei Colli (NA)

L’Azienda Ospedaliera dei Colli, Ente che amministra gli ospedali partenopei Monaldi,  Cotugno e il C. T. O. (Centro Traumatologico Ortopedico), ha bandito un avviso pubblico, in base ai titoli e a colloquio, per l’assunzione con rapporto di lavoro a tempo determinato (della durata di un anno, ovvero 12 mesi) di 25 persone che ricoprano il ruolo di OSS, ovvero Operatore Socio Sanitario categoria B Super.

L’Operatore Socio Sanitario, nel pubblico impiego o per meglio dire nel contratto collettivo della Sanità Pubblica, è stato appunto inserito nella categoria B Super (BS).

L’iscrizione al bando potrà avvenire esclusivamente per via telematica, seguendo la procedura segnalata al seguente link: https://ospedalideicolli.iscrizioneconcorsi.it/. Sarà possibile effettuarla a partire dal giorno della pubblicazione dell’Avviso pubblico nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania (numero 75 del 15 ottobre del 2018).

Il link sarà disattivato alle  ore 24.00 del 15° giorno successivo  alla  data di  pubblicazione nel BURC.

Pubblicata la banca dati del concorso OSS al Cardarelli

Altra notizia importante da segnalare nella sanità campana è la pubblicazione della banca dati per la prova preselettiva del concorso OSS dell’Ospedale Cardarelli di Napoli (si rimanda, a questo proposito, a questo precedente articolo: https://www.infoares.it/formazione/ares-formazione-opportunita-e-concorsi/). 

In virtù dell’elevatissimo numero di candidati ad aver presentato domanda di partecipazione (circa 20.000), l’ente sanitario ha dovuto indire un’ulteriore prova, precedente quella pratica e quella orale, che consisterà in un test con domande, a risposta multipla, estrapolate dalla banca dati pubblicata in settimana dall’AORN Cardarelli sul proprio sito web.

La prova, orientativamente, dovrebbe essere sostenuta a partire dal trentesimo giorno successivo alla pubblicazione della stessa.

Riveste, inoltre, grande importanza il fatto che la correzione dei quesiti avverrà in maniera del tutto pubblica; i candidati potranno infatti assistere in diretta streaming a tale operazione ed essere altresì rappresentati presso la commissione esaminatrice da testimoni: “Massima trasparenza e niente zone d’ombra – afferma Ciro Verdoliva, direttore dell’AORN Cardarelli – L’interesse aziendale è arricchire la squadra con validi professionisti, uomini e donne di valore che amano il proprio lavoro e che possano prendersi cura al meglio dei pazienti che verranno loro affidati.”

La Redazione

operatore socio sanitario durante la consultazione delle cartelle

L’Operatore Socio Sanitario e l’alimentazione enterale.

Redazione No Comments

La nutrizione artificiale è una procedura terapeutica che si rende necessaria per sostituire, in tutto o in parte, i bisogni dei pazienti non in grado di alimentarsi sufficientemente per via naturale; si divide in Nutrizione parenterale, in cui i nutrienti vengono somministrati direttamente nella circolazione sanguigna, e Nutrizione Enterale, in cui le preparazioni nutrizionali vengono immesse nell’apparato digerente nel paziente attraverso sonde o stomie.

Le sonde possono essere di vari materiali e lunghezze e terminare nello stomaco, nel duodeno o nel digiuno ma hanno tutte la caratteristica di utilizzare vie di accesso naturali come il naso, più comunemente, o la bocca. Si utilizzano in genere pe periodi di tempo limitati poiché fastidiose per il paziente.

Le stomie sono comunicazioni fisiche, ottenute per via chirurgica, collegando lo stomaco (PEG) o l’intestino (PEJ) del paziente con l’esterno attraverso dispositivi (placche e sacchetti) appositi tenuti ancorati alla pelle del paziente tramite cerotti integrati e si utilizzano in permanenza o comunque per periodi di tempo prolungati permettendo una migliore gestione del paziente e minori fastidi.

Le tipologie di placche (convesse, a protezione totale o con anello) e sacchetti (integrati alla placca o staccabili e con fondo aperto o chiuso) sono variabili a seconda delle caratteristiche dei pazienti e del tipo di stomia praticata

L’OSS e la gestione del sondino naso-gastrico (SNG)

Come già detto, l’inserimento e la rimozione del SNG sono di competenza del medico e dell’infermiere, che hanno anche il compito, almeno nelle realtà ospedaliere ed istituzionali, di attaccare i flaconi e le sacche nutrizionali e gestirne la velocità di infusione. Diverso è il caso dei pazienti nel proprio domicilio, in cui spesso gli OSS e i caregiver vengono formati dall’infermiere che si occupa della famiglia, alla gestione autonoma delle sacche nutrizionali e delle pompe.

I compiti dell’OSS nella gestione del SNG si limitano essenzialmente alla sorveglianza e segnalazione di eventuali anomalie nell’igiene del naso.

E’ necessario controllare che il paziente si trovi in posizione semi seduta, per facilitare la peristalsi fisiologica e prevenire reflussi, controllare che il sondino sia ben fissato e che non ci siano arrossamenti e lesioni sull’ala del naso e all’interno delle narici.

L’operatore si occuperà quindi dell’igiene del naso e della bocca del portatore di SNG e del cambio del cerotto (ogni 2-3 giorni). La procedura prevede di:

  • spiegare la procedura al paziente, raccogliendo eventuali dubbi o disagi;
  • lavarsi accuratamente le mani e indossare i guanti;
  • pulire le narici con un cotton fioc imbevuto di fisiologica;
  • controllare che non ci siano lesioni nelle narici;
  • fissare di nuovo la sonda con un cerotto ipoallergenico;
  • lavare denti e labbra almeno due volte al giorno.

Ricordate che il paziente portatore di SNG respirerà prevalentemente con la bocca e le mucose si seccheranno più facilmente. È necessario tenere sempre umido il cavo orale.

L’OSS e la gestione delle stomie percutanee

La gestione della stomia, in quanto procedura standardizzata è di competenza dell’OSS. L’OSS ha il compito, in primis, di occuparsi dell’igiene della stomia e di segnalare le anomalie rilevate. Per l’igiene della cute che circonda la stomia è preferibile utilizzare acqua e saponi neutri, da utilizzare con spugne o panni morbidi.

I tempi per la sostituzione della stomia variano a seconda della tipologia di presidi utilizzati e della sua posizione, consigliamo di valutare caso per caso insieme al personale sanitario che si occupa de paziente.

La procedura per la sostituzione della stomia è la seguente:

  •  informare la persona e raccogliere eventuali dubbi o perplessità;
  •  lavarsi bene le mani;
  •  indossare i guanti;
  •  posizionare confortevolmente la persona e coinvolgerla nella procedura;
  •  porre un telo di protezione sotto la sacca;
  •  scollegare la sacca dal bordo superiore per evitare perdite di materiale fecale;
  •  buttare il dispositivo nel contenitore apposito;
  •  togliere il materiale fecale fuoriuscito con delle garze asciutte;
  •  lavare accuratamente la stomia e la cute che la con l’acqua tiepida;
  •  asciugare delicatamente;
  •  Esaminare lo stato della cute e della mucosa, in caso di alterazioni avvisare l’infermiere;
  •  dopo aver eseguito la pulizia della stomia, scegliere il dispositivo più adatto;
  •  sistemare la placca nell’orifizio;
  •  assicurarsi che l’adesivo abbia fatto presa;
  •  riordinare il materiale e l’unità abitativa del paziente.

Vi ricordiamo, inoltre, di evitare di utilizzare altri prodotti oltre l’acqua, se non su stretta indicazione medico-infermieristica, e di non strofinare per non irritare inutilmente la stomia.

Il 24 ottobre 2018, presso la sede di PSB Srl a Bovino (FG) in Località Tiro a Segno, si terrà una conferenza dal titolo “Stomacare. Il ruolo dell’Operatore Socio Sanitario” a partire dalle ore 9.00 e fino alle 13.00. Parteciperanno all’evento anche la Dottoressa Giovanna Brancaccio (Coordinatrice Responsabile Corsi ARES) e il docente ARES Giuseppe Sorvillo (https://www.psbsrl.it/lavoro/stomacare-incontro-di-formazione-ed-aggiornamento-per-gli-oss/)

operatore socio sanitario a lavoro

L’importanza della figura dell’OSS per la Sanità italiana

Redazione No Comments

L’Operatore Socio Sanitario (OSS) è una figura ancora poco nota per molti italiani ma è di grande importanza nell’assistenza di tanti malati e anziani del Bel Paese

Da molto tempo, oramai, la Sanità Italiana presenta diverse problematiche strutturali, tra le quali (forse) la più importante riguarda la scarsità di personale medico e sanitario rispetto al numero complessivo degli italiani. A questo scopo può dare un grande aiuto nell’assistenza ai pazienti l’OSS, acronimo di Operatore Socio Sanitario.

Mansioni dell’Operatore Socio Sanitario?

L’Operatore Socio Sanitario è una figura professionale che nasce grazie al terzo articolo dell’Accordo Stato Regioni del 22 febbraio 2001. Suo compito è quello di svolgere le mansioni che precedentemente erano state dell’OSA (Operatore Socio Assistenziale) per quanto riguarda il comparto sociale e dell’OTA (Operatore Tecnico Addetto all’Assistenza) per ciò che concerne l’area sanitaria.

Nel Profilo Professionale dell’Infermiere la figura dell’OSS viene indicata come “tecnico di supporto di cui ci si può avvalere ove necessario”. Dunque se da un lato deve supportare il personale competente nelle cure mediche, dall’altro deve fornire assistenza morale alle persone fragili, che presentino disagio sociale e ovviamente malate.

L’Operatore Socio Sanitario, dunque, opera in ambito sanitario, sociale, presso la residenza del paziente e negli ospedali.

L’OSS deve praticare la propria attività lavorativa nei servizi sociali e sanitari gestiti da enti privati, pubblici e da cooperative sociali. Una figura professionale, dunque, che opera in diversi settori, dando a ciascuno il proprio importante contributo.

Corso dell’ARES

L’ARES, Associazione Ricerca e Sviluppo, Ente di diritto privato, senza scopo di lucro ed avente come finalità statutaria la formazione professionale, ha tra i suoi vari corsi anche quello per diventare Operatore Socio Sanitario.

glucometro compito degli operatori socio sanitari

Uso del glucometro, compito obbligatorio dell’OSS?

Redazione No Comments

La misurazione della glicemia è una delle mansioni degli OSS non sancita esplicitamente nella legislazione nazionale ma sulla quale ogni Regione ha deliberato in maniera autonoma. Come in altre del nostro Paese, anche in Campania gli OSS, sempre su richiesta, possono essere deputati a svolgere tale compito

E’ di recente attualità la notizia del concorso bandito dall’Ospedale Cardarelli di Napoli per la ricerca di nuovi operatori socio-sanitari (OSS). A tal proposito, è bene chiarire alcune delle responsabilità gravanti su questa figura professionale che sta trovando, negli ultimi tempi, numerosi sbocchi occupazionali sia in ambito privato che pubblico.

Cosa afferma nel merito la legislazione nazionale?

Una delle mansioni oggetto di discussione riguarda l’eventuale misurazione della glicemia da parte degli OSS. Per comprendere se realmente tali figure siano tenute ad espletare tale compito, occorre rifarsi alla normativa che le ha istituite, cioè l’Accordo Conferenza Stato-Regioni del 22 febbraio 2001. In questo testo viene sancito che l’OSS può adoperare “apparecchi medicali di semplice uso”; ovviamente, nel novero di tali strumentazioni, si potrebbe essere indotti ad includere anche il glucometro, strumento che consente la misurazione della glicemia da una goccia di sangue stillata dal dito del paziente.

Tuttavia, a fronte di questa poca chiarezza nella normativa nazionale di riferimento, ciascuna Regione ha stabilito nel corso del tempo in maniera autonoma quali operazioni, fra quelle consentite, far svolgere all’OSS. Da ciò è scaturita una situazione di confusione e di instabilità per gli stessi lavoratori i quali, spostandosi da una città all’altra del nostro Paese, hanno ricevuto talvolta compiti più onerosi del previsto.

Cosa fare per sciogliere ogni dubbio?

In questo quadro, è consigliabile sempre per l’OSS rivolgersi alle autorità sanitarie della Regione in cui opera, chiedendo consulenza su ciò che è tenuto a fare, oppure attingere informazioni direttamente dalle norme scritte che regolano la professione. Come già in Emilia Romagna ed in Lombardia, anche in Campania, alla luce di quanto affermato nel Decreto Dirigenziale n. 103 del 28/03/2014 (Oggetto dell’Atto: D.G.R. 363/2013 – AUTORIZZAZIONE AGLI ENTI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE AUTOFINANZIATI ALLO SVOLGIMENTO DI ATTIVITA’ CORSUALI PER O.S.S. – O.S.S.S.), l’OSS potrebbe essere deputato, dietro ovviamente autorizzazione di medici ed infermieri, a misurare la glicemia dei pazienti.

Scorrendo infatti la tabella dell’allegato 2, in cui vengono elencati i vari argomenti da trattare durante gli appositi corsi di formazione, uno di essi è l’”UC 3 UD 2/8 – Protocollo di gestione nel controllo glicemico dal dito”. Pertanto, al termine delle ore di lezione e soprattutto con il conseguimento del titolo mediante relativo esame, il discente dovrebbe avere acquisito una sufficiente dimestichezza nell’utilizzare un glucometro.

Presto in ARES nuovi corsi OSS e OSSS

A breve ARES, come già fatto in passato e detto in precedenti articoli, terrà nuove edizioni dei corsi OSS e OSSS. Vi invitiamo pertanto a restare sintonizzati sul sito dell’Ente di formazione (www.infoares.it) per le date di inizio delle lezioni oppure a mandare una mail di richiesta informazioni al seguente indirizzo: info@infoares.it             

La Redazione

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ARES, a breve l’inizio dei nuovi corsi OSS

Redazione No Comments

L’OSS è una delle figure più richieste sul mercato del lavoro in ambito sanitario. A breve ARES indirà nuovi corsi per formare coloro che intendono svolgere questa professione

L’OSS (Operatore Socio Sanitario) è una tra le figure del settore sanitario italiano più richieste negli ultimi anni. Istituita in base all’accordo Stato Regioni del 22 febbraio 2001, rientra ufficialmente anche nel novero delle professioni sancite dal Ddl Lorenzin 22 dicembre 2017. Vediamo, quindi, nel dettaglio di cosa si occupano tali operatori e su quali materie verte generalmente la loro formazione.

Una figura per curare il paziente a 360 gradi

Il valore umanitario alla quale deve ispirarsi anche la figura dell’OSS, come d’altronde tutte quelle appartenenti al comparto sanitario, è senza dubbio quello di “cura”: un concetto, questo, che non va circoscritto soltanto al piano fisico-corporale ma esteso anche a quello psichico e morale. L’OSS è tenuto, dunque, ad agire, insieme a medici, infermieri ed altre professioni tipiche di ospedali, cliniche e case di cura, con lo scopo di curare non solo una o più patologie ma l’essere umano a 360 gradi.

Una formazione variegata e completa

Agli aspiranti OSS, da un lato vengono impartite, durante le ore di formazione, nozioni riguardanti l’ambito medico e paramedico; dall’altro, vengono forniti strumenti per alleviare la sofferenza psico-fisica del paziente e spesso anche dei suoi cari che contribuiscono all’attività generale di assistenza. Per favorire un apprendimento quanto più rapido ed efficace del discente, secondo la legge è previsto che 450 ore di formazione siano effettuate presso strutture sanitarie convenzionate. In queste sedi, dunque, devono essere fornite, ovviamente, tutte le  strumentazioni necessarie al lavoro dell’OSS: per citarne alcune, mascherina e pallone Hambu; bombola di ossigeno; sfigmomanometri; inalatori; lacci emostatici; soluzioni fisiologiche e glucosate; aghi Vacutainer; disinfettanti, pinze ed altre attrezzature d’avanguardia.

L’offerta di ARES

Anche ARES, da anni, offre all’utenza la possibilità di partecipare a corsi di formazione per questa figura tanto richiesta dal mercato attuale. I docenti scelti dall’ente per le lezioni sono Infermieri, Psicologi, Istruttori di Primo Soccorso ma anche esperti di Sicurezza sul Lavoro e di Lingue. Gli argomenti principali che saranno trattati nella prossima edizione del corso (la quale sarà a breve annunciata sul sito ufficiale di ARES), sono i seguenti: procedure sanitarie; elementi di fisiologia ed anatomia; interventi di primo soccorso; decontaminazione di strumenti e presidi sanitari; assistenza agli anziani; utilizzo di tecnologie digitali.

A conclusione dell’esperienza formativa e dietro superamento di apposito esame, verrà rilasciato ai discenti un attestato professionale di validità nazionale.

Vi invitiamo dunque a restare costantemente sintonizzati sui canali informativi online di ARES (sito ufficiale, pagina Facebook) oppure, qualora desideriate maggiori informazioni, a scrivere una mail al seguente indirizzo di posta elettronica: ares@infoares.it

La Redazione

operatore socio sanitario e giornata mondiale del lavaggio delle mani

Gli operatori Socio Sanitari e la giornata mondiale del lavaggio delle mani

Redazione No Comments

Cinque come le dita di una mano, cinque come i momenti fondamentali nel lavaggio delle mani nelle attività assistenziali e sanitarie, il quinto giorno del quinto mese dell’anno: nasce così, per volontà dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la giornata mondiale del lavaggio delle mani nelle attività sanitarie e assistenziali (Hand Hygiene Day).

Appuntamento fisso da ormai 8 anni, da quando, nel 2010, l’OMS ha deciso che era necessario sensibilizzare tutti coloro che sono a contatto con il malato (medici, infermieri, Operatori socio Sanitari e pazienti) sulle norme igieniche necessarie per la tutela del paziente e, in ultima analisi, dell’intera comunità.

L’importanza dell’igiene delle mani è concetto entrato nel bagaglio culturale medico a metà del diciannovesimo secolo grazie agli studi del medico ungherese Ignác Semmelweis che riuscì a dimostrare come, semplicemente lavandosi le mani tra un paziente e l’altro, era possibile ridurre notevolmente i decessi per infezioni e setticemie, all’epoca molto frequenti.

Senza bisogno di risalire al diciannovesimo secolo, è ormai ampiamente noto che nelle strutture sanitarie dove il personale sanitario cura correttamente l’igiene delle mani si riduce il rischio di trasmissione di batteri antibiotico-resistenti, uno sei principali problemi e pericoli per la salute pubblica.

Lo scopo del lavaggio delle mani è quello di ridurre il più possibile la flora batterica e prevenire il passaggio di microorganismi dall’ambiente ospedaliero al paziente e viceversa. È quindi importante che anche l’Operatore Socio Sanitario, a causa del suo stretto e continuo rapporti con il paziente e le strutture ospedaliere, sia ben formato e pronto al corretto lavaggio delle mani nelle sue varie metodologie.

Le diverse metodologie di lavaggio delle mani dipendono da situazioni operative differenti:

  1. Lavaggio sociale, il più frequente e quello maggiormente praticato dall’Operatore Socio Sanitario, da eseguirsi prima di manipolare farmaci o di preparare o servire alimenti. Anche in contesto non sanitario.
  2. il Lavaggio Antisettico, da utilizzarsi prima e dopo il contatto col paziente, differisce dal precedente solo per il materiale utilizzato (sapone o liquido antisettico al posto di quello normale)
  3. il Lavaggio Chirurgico, difficilmente utilizzato dall’OSS, da effettuarsi prima di una procedura chirurgica.

Qualunque sia la metodologia di lavaggio utilizzata, la pulizia delle mani è indicata, secondo le disposizioni dell’OMS, nei seguenti casi:

  1. prima e dopo il contatto diretto con il malato;
  2. dopo la rimozione dei guanti non sterili;
  3. dopo il contatto con liquidi e secrezioni corporee, mucose o cute non integra o in caso di medicazione delle ferite;
  4. quando, assistendo lo stesso malato, si passa da una sede del corpo contaminata a una pulita;
  5. dopo contatto con oggetti nell’immediata vicinanza del malato.

Escludendo i pochi Operatori Socio Sanitari Specializzati impiegati in sala operatoria, tutti gli Operatori Socio Sanitari sono tenuti a  conoscere e saper applicare la procedura di lavaggio delle mani per il lavaggio sociale e per quello antisettico, che, come accennato prima, differisce solo per il materiale utilizzato:

Ricordare sempre che prima del lavaggio delle mani deve essere garantita da parte dell’Operatore la cura e l’igiene delle proprie mani con standard di riferimento che prevedono:

  1. unghie corte e prive di smalto, per prevenire l’accumulo di batteri sotto la superficie delle unghie e in eventuali sfaldature dello smalto;
  2. assenza di monili (anelli, bracciali, orologi), che potrebbero ospitare batteri patogeni;
  3. cute delle mani curata e priva di screpolature, per prevenire il contagio dell’Operatore.

Preparare il materiale occorrente:

  1. Ampio lavandino, possibilmente con comando a pedale
  2. Sapone liquido o antisettico
  3. Asciugamano, meglio se usa e getta.
  4. A) Aprire il rubinetto con il gomito o con il piede, quando possibile, per ridurre il rischio di disseminare organismi nell’ambiente
  5. B) Regolare l’acqua ad una temperatura confortevole e non troppo calda per evitare di danneggiare il fil idrolipidico protettivo delle mani e ridurre il rischio di dermatiti.
  6. C) Bagnare uniformemente mani e polsi
  7. D) Applicare una sufficiente quantità di detergente e strofinare uniformemente mani e polsi per almeno 30 secondi, avendo cura di raggiungere tutte le parti della mano e, in particolar modo, spazi interdigitali e spazi sotto le unghie.
  8. E) Risciacquare con acqua corrente avendo cura di tenere le mani alte rispetto agli avambracci.
  9. F) Asciugare le mani con un asciugamano monouso per eliminare l’umidità residua
  10. G) Chiudere il rubinetto con il gomito o, se manuale, utilizzando un lembo dell’asciugamano per non contaminare le mani appena lavate.

In totale la procedura di lavaggio delle mani non dovrebbe durare meno di 60 secondi.

Paola Lorello

operatore socio sanitario e alimentazione enterale

L’Operatore socio sanitario e l’alimentazione enterale

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La nutrizione artificiale è una procedura terapeutica che si rende necessaria per sostituire, in tutto o in parte, i bisogni dei pazienti non in grado di alimentarsi sufficientemente per via naturale; si divide in Nutrizione parenterale, in cui i nutrienti vengono somministrati direttamente nella circolazione sanguigna, e Nutrizione Enterale, in cui le preparazioni nutrizionali vengono immesse nell’apparato digerente nel paziente attraverso sonde o stomie.

Le sonde possono essere di vari materiali e lunghezze e terminare nello stomaco, nel duodeno o nel digiuno ma hanno tutte la caratteristica di utilizzare vie di accesso naturali naso, più comunemente, o bocca. Si utilizzano in genere pe periodi di tempo limitati poiché fastidiose per il paziente.

Le stomie sono comunicazioni fisiche, ottenute per via chirurgica, collegando lo stomaco (PEG) o l’intestino (PEJ) del paziente con l’esterno attraverso dispositivi (placche e sacchetti) appositi tenuti ancorati alla pelle del paziente tramite cerotti integrati e si utilizzano in permanenza o comunque per periodi di tempo prolungati permettendo una migliore gestione del paziente e minori fastidi.

Le tipologie di placche (convesse, a protezione totale o con anello) e sacchetti (integrati alla placca o staccabili e con fondo aperto o chiuso) sono variabili a seconda delle caratteristiche dei pazienti e del tipo di stomia praticata

L’OSS e la gestione del sondino naso-gastrico (SNG)

Come già detto, l’inserimento e la rimozione del SNG sono di competenza del medico e dell’infermiere, che hanno anche il compito, almeno nelle realtà ospedaliere ed istituzionali, di attaccare i flaconi e le sacche nutrizionali e gestirne la velocità di infusione. Diverso è il caso dei pazienti nel proprio domicilio, in cui spesso gli OSS e i caregiver vengono formati dall’infermiere che si occupa della famiglia, alla gestione autonoma delle sacche nutrizionali e delle pompe.

I compiti dell’OSS nella gestione del SNG si limitano essenzialmente alla sorveglianza e segnalazione di eventuali anomali e nell’igiene del naso.

E’ necessario controllare che il paziente si trovi in posizione semiseduta, per facilitare la peristalsi fisiologica e prevenire reflussi, controllare che il sondino sia ben fissato e che non ci siano arrossamenti e lesioni sull’ala del naso e all’interno delle narici.

L’operatore socio sanitario si occuperà quindi dell’igiene del naso e della bocca del portatore di SNG e del cambio del cerotto (ogni 2-3 giorni). La procedura prevede di:

  •  spiegare la procedura al paziente, raccogliendo eventuali dubbi o disagi
  •  lavarsi accuratamente le mani e indossare i guanti
  •  pulire le narici con un cotton fioc imbevuto di fisiologica
  •  controllare che non ci siano lesioni nelle narici
  •  fissare di nuovo la sonda con un cerotto ipoallergenico,
  •  Lavare denti e labbra almeno due volte al giorno.

Ricordate che il paziente portatore di SNG respirerà prevalentemente con la bocca e le mucose si seccheranno più facilmente. È necessario tenere sempre umido il cavo orale.

L’OSS Operatore Socio Sanitario e la gestione delle stomie percutanee.

La gestione della stomia, in quanto procedura standardizzata è di competenza dell’OSS. L’OSS ha il compito, in primis, di occuparsi dell’igiene della stomia e di segnalare le anomalie rilevate.

Per l’igiene della cute che circonda la stomia è preferibile utilizzare acqua e saponi neutri, da utilizzare con spugne o panni morbidi. I tempi per la sostituzione della stomia variano a seconda della tipologia di presidi utilizzati e della sua posizione, consigliamo di valutare caso per caso insieme al personale sanitario che si occupa de paziente.

La procedura per la sostituzione della stomia è la seguente:

  •  informare la persona e raccogliere eventuali dubbi o perplessità
  •  lavarsi le mani
  •  indossare i guanti
  •  Posizionare confortevolmente la persona e coinvolgerla nella procedura
  •  Porre un telo di protezione sotto la sacca;
  •  Scollegare la sacca dal bordo superiore per evitare perdite di materiale fecale;
  •  Buttare il dispositivo nel contenitore apposito;
  •  Togliere il materiale fecale fuoriuscito con delle garze asciutte;
  •  Lavare accuratamente la stomia e la cute che la con l’acqua tiepida;
  •  Asciugare delicatamente;
  •  Esaminare lo stato della cute e della mucosa, in caso di alterazioni avvisare l’infermiere.
  •  Dopo aver eseguito la pulizia della stomia, scegliere il dispositivo più adatto
  •  Sistemare la placca nell’orifizio;
  •  Assicurarsi che l’adesivo abbia fatto presa;
  •  Riordinare il materiale e l’unità abitativa del paziente;

 È importante ricordarsi di evitare di utilizzare altri prodotti oltre l’acqua, se non su stretta indicazone medico-infermieristica e non strofinare per non irritare inutilmente la stomia.

Operatore Socio Sanitario come comportarsi con pazienti tracheostomizzati

Redazione No Comments

Sebbene l’Operatore Socio Sanitario non sia né un infermiere e né tantomeno un medico, la sua competenza è fondamentale nel percorso di degenza di pazienti tracheostomizzati, coloro che hanno subito una tracheotomia.

L’assistenza ai pazienti che hanno subito una tracheotomia non è mai un processo semplice, né per l’equipe ospedaliera e né tantomeno per chi, come parenti ed amici, ma anche fisioterapisti ed Oss, quotidianamente stanno vicino al paziente.

Operazioni quali la pulizia di una stomia, gestione di una cannula o cambiare una controcannula sono compiti di cui possono occuparsi esclusivamente gli infermieri, quindi personale specializzato, che attraverso un percorso di studi ha ha ottenuto la capacità e l’abilità per poter gestire tali situazioni.

È, ad ogni modo, importante e necessario per i pazienti, affinchè possano mantenere condizioni di vita adeguate, che anche l’Oss sviluppi abilità e competenze per poter eseguire le indicazione fornitegli dagli altri professionisti ed essere in grado di riconoscere possibili complicazioni.

Anche perché è proprio l’Oss la figura socio-sanitaria che tende a trascorrere anche 24 h con i pazienti nel corso della loro riabilitazione.

Ritornando ai pazienti che hanno subito una tracheotomia, in genere le problematiche a cui possono andare incontro più frequentemente sono:

  • processo di deglutizione difficoltoso
  • capacità motorie problematiche
  • tosse
  • difficoltà nel processo di comunicazione.

Per ognuno di questi problemi in cui rischiano di incappare i pazienti tracheostomizzati, gli Oss possono effettuare una serie di interventi:

  • I problemi nel processo di deglutizione sono in genere determinati dalla presenza della cannula, la quale, rende difficoltosa l’apertura dello sfintere esofageo. Per cui quando l’Oss imbocca il paziente deve accertarsi di chiudere la cannula fenestrata o attraverso una valvola oppure attraverso un tappo. Tra l’altro, utilizzando questa procedura è possibile anche ridurre le possibilità di aspirazione, che tendono a verificarsi quando il paziente mangia. In molti casi, comunque, non è possibile alimentare il paziente in maniera orale, per cui il compito dell’Oss è quello di preparare pasti che possano essere assunti per via enterale, quindi omogeneizzati o frullati, oppure nutrendoli direttamente con preparati industriali.   
  • Quando l’Oss assiste il paziente nella mobilitazione, è bene che si accerti che i canali di ventilazione non si blocchino, magari piegandosi, spostandosi o incastrandosi. Inoltre l’Oss deve ricordare che la posizione migliore che il paziente può assumere a letto è di 30-45° di inclinazione.
  • Per quel che riguarda la tosse, invece, bisognerebbe cercare di effettuare aspirazioni frequentemente, ma questa operazione è più di competenza infermieristica, quindi l’Oss può cercare di fare in modo che il paziente cerchi di tossire da solo e più volte possibile, favorendo autonomamente la fuoriuscita delle secrezioni.
  • Le difficoltà nel processo di comunicazione in genere sono tipiche di quei pazienti che sono ventilatore-dipendenti e che non riescono a parlare o che riescono a farlo solo in alcuni momenti perchè dipende (a causa) dal tipo di cannula. Con questi pazienti l’Oss deve cercare di concentrarsi sul labiale per poter comunicare con loro, oppure, se non riesce può dotarsi di carta e penna o dei più recenti strumenti elettronici. Ciò che però l’Oss deve in tutti i modi cercare di evitare è far sentire il paziente a disagio, cercando di evitargli situazioni scomode o che rischiano di influenzare l’umore del paziente.

Oltre a questi punti salienti, è sempre bene che l’Oss tenga presente una serie di accortezze, fondamentali nel caso di pazienti che hanno subito una tracheotomia:

  • Ricordare al paziente di evitare di toccare con le mani la stomia ma, in ogni caso, fargli tenere bene a mente di doversi lavare spesso le mani
  • Sostituire la garza che copre la stomia ogni qualvolta che si sporchi
  • Toccare sempre la cannula e la stomia con i guanti
  • Controllare che la cannula sia sempre pulita e libera da ogni tipo di ostruzione
  • Cercare di assumere un atteggiamento tranquillo e regolato di fronte al paziente
  • Cercare di tranquillizzare il paziente se si sente di soffocare
  • Assicurarsi che il paziente vesta con abiti comodi per far passare l’aria, quindi fare attenzione ad evitare alcuni capi, come ad esempio i maglioni a collo alto
  • Cercare di monitorare continuamente lo stato generale di salute del paziente e non sottovalutare nessun tipo di cambiamento dello stesso. Ogni più piccola variazione deve infatti essere appuntata e comunicata all’infermiere e soprattutto al medico personale del paziente.

Quindi, una serie di accortezze che sono fondamentali nel percorso di assistenza fornito dagli Oss ai pazienti tracheostomizzati.

operatore socio sanitario a lavoro

Oss, Formazione e Lavoro. Piccola Storia dell’operatore socio sanitario

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Passano gli anni, cambiano i tempi e la società; con il trascorrere del tempo avanzano le tecnologie, si modificano i regolamenti, e con loro anche le figure professionali assumono diverse caratteristiche e aumentano il loro bagaglio professionale. In pochi decenni, in alcuni ambiti, a cominciare da quello sanitario, si è assistito a vere e proprie rivoluzioni riguardo le mansioni e quindi anche la formazione di determinati profili. Uno di questi è l’attuale OSS, il cosiddetto Operatore socio sanitario.

Come si diventa Operatore Socio Sanitario ? Quali Requisiti devo possedere ?

è di competenza delle regioni, e la qualifica si consegue al termine di un percorso formativo che prevede lezioni frontali in aula (non sono ammesse modalità di apprendimento a distanza), stage ed esame finale, organizzati a seconda dell’ente che gestisce il corso. I corsi sono distribuiti su tutto il territorio nazionale, ma solo quelli organizzati da enti pubblici (come Asl o aziende ospedaliere) e dagli enti privati certificati dalle singole regioni e province autonome sono autorizzati a rilasciare regolare qualifica per esercitare. La qualifica necessaria per poter accedere al corso è il diploma di scuola dell’obbligo (licenza media); è necessario inoltre aver compiuto diciassette anni di età al momento dell’iscrizione.

Quali materie di studio vengono trattate durante il corso OSS ?

Le materie di studio sono suddivise in quattro aree: l’area socio-culturale, istituzionale e legislativa (legislazione sociale e previdenziale, organizzazione dei servizi sul territorio e sociologia), l’area psicologica e sociale (dinamiche di gruppo, psicologia della relazione e pedagogia), l’area igienico-sanitaria (aspetti medico-sanitari, igiene della persona, tecniche di base riabilitative ed elementi di pronto soccorso) e l’area tecnico-operativa (attività di assistenza domiciliare e tutelare, piani di intervento, socializzazione e alfabetizzazione informatica).

Nello specifico, vi sono competenze da acquisire che vanno dall’assistenza alla salute della persona alla cura dei suoi bisogni primari, fino a quelle finalizzate al benessere psicologico della stessa, quindi attraverso la stimolazione di capacità espressive psico-motorie, l’impostazione della relazione di aiuto, il sostegno ai processi di socializzazione, l’incoraggiamento del mantenimento e recupero dei rapporti con parenti e amici; allo stesso modo è fondamentale la preparazione per l’adattamento domestico e ambientale (parliamo per esempio delle procedure di sanificazione e disinfezione degli ambienti di vita e cura dell’utente).

Il risultato conseguito al termine del corso e dell’esame è valido non solo su tutto il territorio nazionale ma anche all’estero, in alcuni casi previa integrazione di titoli.

Facendo un passo indietro nella storia, come si diceva all’inizio, si scopre che l’antenato storico di questo profilo professionale è il cosiddetto ausiliario o portantino, una categoria lavorativa che a partire dagli anni Settanta configurava una figura con il compito di svolgere mansioni molto semplici, prevalentemente di trasporto materiali e pulizia degli ambienti. Successivamente, a partire dall’inizio degli anni Ottanta, per quest’ultimo compito veniva istituita una nuova figura ad hoc, mentre il cosiddetto personale Ausiliare socio-sanitario veniva inquadrato nel primo livello contributivo.

Nel corso degli anni Ottanta e Novanta le cose cambiano ancora: all’ausiliare necessitano nuove competenze specifiche e quindi anche una formazione più appropriata, nonché corsi di addestramento e aggiornamento, capaci di renderlo un elemento fondamentale nella catena del servizio sanitario. Un elemento qualificato, che di lì a poco andrà ad acquisire tutte le potenzialità per integrare il lavoro del personale infermieristico.

La figura dell’Operatore Socio Sanitario 

La figura dell’Operatore socio-sanitario OSS viene quindi istituita con un accordo tra lo Stato e le Regioni nel 2001. Dopo un lungo dibattito, il Ministero della salute e quello per la Solidarietà sociale, in accordo con le regioni e con le province autonome di Trento e Bolzano, stabiliscono quali siano le mansioni e le conseguenti professionalità che la figura di quest’operatore socio-sanitario necessita sviluppare, e con esse definisce l’ordinamento didattico e i corsi di formazione ad esso relativi, di cui si è parlato in precedenza (Accordo Stato-Regioni del 22/02/2001). Ne nasce è una figura professionale qualificata, che racchiude i compiti del vecchio Operatore socio-assistenziale (OSA) e dell’Operatore tecnico addetto all’assistenza: una professionalità versatile, con differenti mansioni di carattere non solo sanitario ma anche sociale, capace di muoversi in ambiti differenti e quindi mettendo a disposizione delle caratteristiche particolarmente importanti rispetto alle esigenze dell’attuale mercato del lavoro.

Il suo ambito d’azione è quello delle strutture sanitarie (attraverso i concorsi pubblici, i cui bandi vengono tutti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, regolamentati dal dPR n.20 del 27/03/2001 sui concorsi pubblici del personale non dirigenziale del servizio sanitario nazionale) ma anche delle strutture sociali, come i centri diurni integrati, le case di riposo, oppure tutti gli ambiti di assistenza domiciliare, e ancora le comunità come quelle di recupero e quelle di alloggio.

È chiaro come, operando in contesti molto differenti tra loro, l’operatore debba essere pronto ad assistere varie differenti tipologie di pazienti: dagli anziani ai bambini, dai disabili ai sofferenti psichici, sempre in collaborazione con gli altri membri dell’équipe preposti all’assistenza sanitaria e a quella sociale.

L’attività ed il supporto 

L’attività dell’operatore socio-sanitario è infatti prevalentemente quella di supporto, tanto a pazienti e assistiti, quanto ai professionisti di area sanitaria e sociale, a seconda dell’area di intervento. Proprio alla luce di ciò, da qualche anno, vi è anche la possibilità di una ulteriore specializzazione: quella di Operatore socio-sanitario con formazione complementare in assistenza sanitaria (OSSS), una qualifica che implementa le capacità dell’operatore nel collaborare per esempio con l’infermiere e/o l’ostetrica, oppure di svolgere in autonomia alcune mansioni assistenziali (come la somministrazione di terapie, medicazioni complesse o clisteri), naturalmente in base alle esigenze e all’organizzazione dell’unità di appartenenza.

L’operatore può, in sostanza, con le dovute integrazioni formative, prestare servizio tanto in sala operatoria quanto in centrale di sterilizzazione, lavorando di solito su due o tre turni, a seconda della necessità o meno della presenza di un servizio notturno.

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Tel: 0815704220 / 0815705650 - Fax : 08119360595 / 08119360666 - Mobile: 3929164153

Apertura Uffici : Lunedi al venerdì dalle ore 8.00 alle ore 20.00 | Sede Legale : Viale Campi Flegrei 41 - 80124 Napoli                                  Sede Operativa : Via Medina n.5 - 80133 Napoli / Mail : info@infoares.it