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Come nacque il Servizio Civile in Italia

Il Servizio Civile è un’istituzione piuttosto recente nell’ordinamento legislativo italiano, elaborato inizialmente come alternativa al servizio militare di leva poiché era stato riservato esclusivamente per coloro che si fossero dichiarati obiettori di coscienza per motivi religiosi, umanitari o personali. La prima legge, risalente al 15 dicembre 1972 (n. 772), ebbe come relatore il senatore democristiano Giovanni Marcora, nato a Inveruno, Provincia di Milano, il 22 dicembre del 1922.

La vita di Giovanni Marcora

Questo importante personaggio partecipò alla Resistenza, con il nome di battaglia di Albertino, nella Brigata Val Toce, unità combattente inquadrata nelle formazioni di ispirazione cattolica, le celebri Fiamme Verdi. Il maggiore contributo che diede la Val Toce fu la liberazione della Val d’Ossola, all’interno della Divisione Fratelli Di Dio, comandata da Alfredo Di Dio, di cui Marcora fu il vicecomandante.

Quest’ultimo, nel secondo dopoguerra, riuscì a conciliare il suo essere un imprenditore con la sua militanza politica tra le fila della Democrazia Cristiana. Nel 1953 fu tra i fondatori della rivista politica “La Base“, dalla quale si sviluppò l’omonima corrente dello Scudo Crociato, di cui fu il segretario amministrativo per ben trent’anni. La sua fu una carriera politica lenta ma costante: entrò nel Consiglio Nazionale della DC nel 1962; nella direzione del partito fu accolto nel 1969, diventandone vicesegretario nazionale nel 1973. Fu inoltre eletto senatore nel cruciale anno 1968, venendo poi sempre confermato fino alla morte, sopraggiunta il 5 febbraio del 1983.  

Arrivati a questo punto potrebbe sembrare un paradosso che il Servizio Civile sia stato concepito da un ex combattente, ma in realtà non è così perché Marcora fu sempre un fautore della Pace.

Gli obiettori di coscienza tra Pace e Dovere

Per quanto riguarda gli obiettori di coscienza, fu stabilito dalla già citata legge del 15 dicembre 1972 che la scelta di servire lo Stato attraverso il Servizio Civile dovesse essere valutata da una giuria di psicologi militari, che aveva il compito di giudicare le reali motivazioni che avevano spinto il giovane in questione a rifiutare il servizio militare.

La politica di questa giuria, incaricata di vagliare le domande di obiezione, fu molto dura nei primi tempi poiché era fortemente determinata a trovare nel comportamento e nelle dichiarazioni dei giovani un qualsiasi elemento che potesse metterne in dubbio l’autentica volontà nel rifiutare l’uso delle armi e della violenza. Queste conclusioni arbitrarie portarono alcuni ragazzi, che si erano visti negare lo status di obiettori, a ricorrere ai tribunali, allo scopo di vedersi riconosciuto il diritto negato. I tribunali competenti accolsero positivamente le loro domande, stabilendo così l’arbitrarietà delle scelte operata della giuria. Tramite queste sentenze favorevoli furono creati notevoli limiti all’esercizio del potere di respingere le domande per l’obiezione di coscienza.

La dura vita degli obiettori di coscienza

Gli obiettori di coscienza non ebbero vita facile. La durata del Servizio Civile, infatti, era maggiore di quella del servizio militare, poiché nell’articolo 5, primo comma, era previsto che l’obiettore dovesse svolgere otto mesi di servizio in più rispetto ai militari di leva.

La loro scelta comportò delle conseguenze per il resto delle loro vite: ad esempio non ebbero più la possibilità di procurarsi il porto d’armi, e neppure poterono svolgere lavori che comportassero l’utilizzo delle armi (la guardia giurata o il vigile urbano). Agli obiettori di coscienza sarebbe stata preclusa, inoltre, la carriera sia nelle forze di polizia sia nelle forze armate.

A causa di queste limitazioni la prima legge sul Servizio Civile, negli anni Ottanta, venne sottoposta a diversi controlli della Corte Costituzionale, che ne dichiarò sì la costituzionalità, in quanto l’obbligo di tutelare e salvaguardare la Nazione non doveva essere compiuto esclusivamente tramite l’uso delle armi, ma dichiarò incostituzionali alcuni suoi articoli, come avvenne nella sentenza numero 164 del 1985. In essa per la prima volta venne accordata pari dignità tra la leva militare ed il Servizio Civile, riconoscendo anche al secondo la funzione effettiva di difesa della Madrepatria, anche se condotta con modalità diverse dalla prima.

Storica fu la sentenza numero 470 del 1989, che dichiarò l’illegittimità costituzionale del già citato articolo 5, primo comma, della legge numero 772 del 1972. Il processo, che portò a questa sentenza, fu originato dalle proteste di alcuni obiettori, che avevano rifiutato di svolgere il supplemento di tempo aggiuntivo.

L’abolizione di questo periodo addizionale del Servizio Civile contribuì all’aumento, nel corso del tempo, del numero complessivo di obiettori.

Alessandro Maria Raffone

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