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Servizio Civile: nuovo bando dal Ministero della Giustizia per i minori

Il nuovo progetto finanziato dal Ministero della Giustizia ha per titolo: “INSIEME: per il potenziamento della rete di giustizia e comunità”. Tale servizio si pone l’obiettivo di insegnare ai giovani l’importanza dell’accettazione e della rieducazione, attraverso percorsi formativi di vari tipi.

Il progetto, retribuito mensilmente con circa 433 euro come previsto in Italia, si rivolge in particolar modo all’assistenza di ex detenuti, in misure alternative alla pena. Maggiori informazioni riguardo obiettivi e area di intervento del progetto possono essere trovati consultando la pagina ufficiale di giustizia.it e visualizzando l’allegato relativo all’iniziativa.

Ricordiamo che:

  • L’aspirante volontario potrà iscriversi solo se di età compresa fra i 18 e i 28 anni.
  • Il progetto avrà una durata complessiva di 12 mesi e 30 ore settimanali. Il numero complessivo di ore sarà pertanto di 1.400, al termine delle quali la partecipazione si riterrà conclusa.
  • Gli obiettivi generali del Servizio Civile permangono anche in questo progetto. Sarà premura dei percorsi formativi soddisfare gli obiettivi generali oltre che quelli specifici per il servizio “INSIEME: per il potenziamento della rete di giustizia e comunità”.

Riassumiamo brevemente gli obiettivi di tale progetto qualora dovesse interessarvi aderire allo stesso.

  • Consolidare la rete di comunicazioni fra il mondo dell’esecuzione penale esterna e la società civile, garantendo una duratura comunicazione e comprensione al fine di favorire la rieducazione. Necessario sarà, inoltre, consolidare le collaborazioni per raggiungere efficacemente il superamento delle difficoltà che hanno condotto al reato le persone aiutate.

Dove partecipare al progetto?

Sono stati infine decisi tre obiettivi generali che il progetto si pone di soddisfare entro la fine dell’anno. Le sedi nelle quali saranno tenuti i corsi di formazione atti a soddisfare tali obiettivi sono le seguenti:

  • Roma, DGEPE e di MAP
  • Torino, U.E.P.E
  • Milano, U.E.P.E
  • Venezia, U.E.P.E
  • Bologna, U.E.P.E
  • Firenze, U.E.P.E
  • Roma, U.E.P.E
  • Napoli, U.E.P.E
  • Bari, U.E.P.E
  • Catanzaro, U.E.P.E
  • Palermo, U.E.P.E
  • Cagliari, U.E.P.E

I tre obiettivi sono i seguenti:

  • Obiettivo #1: Migliorare le attività connesse alle indagini socio-familiari per l’accesso alla messa alla prova.
  • Obiettivo #2: Migliorare gli interventi di supporto per l’esecuzione della messa alla prova.
  • Obiettivo #3: Sviluppare progettualità per la detenzione domiciliare.

Come è possibile raggiungere tali obiettivi?

Le premesse e gli obiettivi sono più che lodevoli, ma quali sono concretamente gli sforzi che si richiedono per raggiungere e soddisfare tali obiettivi? Dopo aver analizzato il quadro contemporaneo, il Ministero della Giustizia ha stilato una lista di situazioni con un corrispettivo punto di arrivo. In particolare, le problematiche emerse e le soluzioni possibili sono state le seguenti:

Il primo obiettivo

Esso richiede che vi sia uno sforzo in particolar modo rivolto all’ottimizzazione dei tempi e delle modalità di riabilitazione dei detenuti. Per raggiungere tale scopo, è necessario fornire entro l’anno di servizio ad almeno il 20% dei detenuti che richiede la messa alla prova un aiuto concreti di psicologi esperti che approfondiscano le particolari situazioni e i retroscena di chi abbia un disagio alle spalle.

Inoltre, è impellente velocizzare le operazioni di indagine per il programma di trattamento, concludendo il 30% (invece che il 28%) delle indagine entro tre mesi, e riducendo al 50% (invece del 69%) le indagini arretrate che hanno superato sei mesi di vita.

Il secondo obiettivo

Il secondo obiettivo si prefissa invece di aiutare i detenuti e in particolare i richiedenti messa alla prova. È necessario comprendere le cause dei fallimenti della messa alla prova per limitare a non più del 15% dei detenuti (invece che il 22%) conclusioni con esito negativo. Importante è anche avviare programmi di rieducazione alla legalità per almeno il 30% dei detenuti che hanno commesso violazioni del codice della strada, fatto uso di stupefacenti o commesso atti vandalici contro il patrimonio.

Il terzo obiettivo

L’ultimo, ma non per importanza, obiettivo ricerca un accompagnamento nella fase finale della riabilitazione dei detenuti, nonché un aiuto concreto alla rieducazione dei detenuti domiciliari. Questi ultimi, ad oggi, seguono un programma di educazione alla legalità in percentuale esigua (solo il 20%).

Lo scopo consiste nell’aumentare tale valore almeno al 40%. Inoltre, pur rieducando alla società i detenuti, è molto difficile per loro entrare in una dimensione lavorativa durante o dopo la pena. Il 60% dei detenuti domiciliari non ha un lavoro né contatti con il territorio di riferimento.

È pertanto necessario attivare progetti di inclusione lavorativa almeno per il 30% di loro.

Andrea Nastro

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