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servizio civile nazionale adesione dai giovani

Poca adesione al Servizio Civile: l’appello dei ragazzi di Treviso

Redazione No Comments

Trenta posti rimasti vacanti a Treviso per il 2018: i giovani volontari del luogo ci mettono la faccia per convincere i loro coetanei

Solo 100 posti occupati sui 130 disponibili per il 2018: è questo il poco incoraggiante quadro che si presenta a Treviso. I richiedenti, in realtà, erano stati molti di più: si parla di trecento giovani presenti ai colloqui conosciutivi, dei quali, evidentemente, buona parte ha immediatamente, o quasi, fatto un passo indietro per motivazioni che possono essere, forse, facilmente ipotizzate. I ragazzi cercano esperienze che comportino vantaggi concreti e, banalmente, in un Paese che offre sempre meno opportunità, un buon ritorno economico.

Facile, dunque, immaginare ragazzi che, magari nel post-maturità o durante un anno sabbatico, abbiano deciso di rispondere al bando per poi essere, magari, allettati da possibilità più remunerative, meno faticose o, semplicemente, dall’appeal del dolce far nulla. È qui che entrano in gioco i ragazzi di Treviso che, forti di un’esperienza evidentemente più che positiva, non ci stanno e tentano di promuovere il Servizio Civile presso i loro coetanei conterranei.

I volontari sponsorizzano il servizio civile

Prontamente, dunque, l’Associazione Comuni Marca Trevigiana e Volontarinsieme-Csv Treviso hanno deciso di utilizzare volti e racconti di questi ragazzi entusiasti per pubblicizzare il Servizio Civile come ciò che dovrebbe essere: non una semplice esperienza lavorativa, ma un’esperienza di vita che non lascia indifferenti e che porta con sé una grossa opportunità di crescita.

I ragazzi prestatisi a questa disinteressata operazione pubblicitaria hanno svolto le loro mansioni in molti ambiti diversi: c’è chi viene da un anno da volontario in un centro che si occupa di persone disabili, chi ha dato una mano in un progetto sul disagio giovanile, ma anche chi ha prestato servizio nei Comuni, nelle biblioteche, o ancora a supporto di anziani, migranti, minori, nelle scuole, nella promozione di attività culturali o nel settore ecologico. Un anno che, giurano i ragazzi coinvolti, è stato uno straordinario momento di crescita e maturazione, oltre ad una possibilità per valutare nuove strade e capire ciò che davvero si vorrà fare “da grandi”.

Entusiasta, naturalmente, anche  Mariarosa Barazza, presidente dell’Associazione Comuni Marca Trevigiana, che ricorda come il Servizio Civile sia una grande opportunità per fare esperienza nei campi lavorativi più disparati e costruire una solida ed ampia rete di contatti che possa, un giorno, proprio in ambito lavorativo, risultare utilissima. Tutto ciò senza dimenticare, ovviamente, il fatto che il contributo dei giovani sia, in tempi di grande carenza di personale, una grandissima mano per i Comuni interessati.

A breve il bando per il 2019

È, intanto, prevista a giorni la pubblicazione del bando per il Servizio Civile riguardo l’anno 2019 e a Treviso i posti saranno ben 240: le opportunità, dunque, non mancheranno per chi, in età compresa tra i 18 e i 28 anni, volesse farsi convincere dai volti sinceri dei suoi coetanei e decidere di tentare quest’esperienza. Il rimborso spese garantito dallo Stato sarà, come gli altri anni, di 433 euro mensili a fronte di 30 ore di servizio settimanali. Condizioni, evidentemente, non ritenute sufficientemente vantaggiose da chi ha deciso di tirarsi indietro, ma che, giurano i diretti interessati, non sono che una minima parte di un’esperienza assolutamente appagante.

Chiunque fosse interessato a chiedere informazioni o ad orientarsi fra i tanti ambiti nei quali è possibile impegnarsi può inviare una mail a promozione@trevisovolontariato.org o telefonare allo 0422 320191.

I ragazzi trevigiani sono pronti a giurare che ne vale la pena.

 

Ivan Marra

Nomina e formazione del DPO: approfondimenti e consulenza al nuovo Open Day ARES e PSB Consulting

Redazione No Comments

Mancano poche ore al nuovissimo evento ARES – PSB Consulting dedicato al GDPR e  alla scadenza dei termini per la comunicazione al Garante della Privacy del nominativo del Data Protection Officer (DPO) scelto da parte dell’azienda.

Ma chi è e cosa fa un DPO?

Il DPO è una figura professionale prevista dal Regolamento generale sulla protezione dei dati n.679/2016 che entrerà ufficialmente in vigore il 25 maggio 2018.

Pur se già prevista in alcune legislazioni europee, quella del DPO è una figura nuova in Italia: un professionista con ruolo aziendale, anche  esterno all’impresa, dotato di competenze giuridiche, informatiche, di risk managment e di analisi dei processi.

Sono obbligati a nominare un DPO:

  • – gli Enti pubblici;
  • – le aziende private con trattamento dei dati e monitoraggio sistematico su larga scala di dati sensibili;
  • – le aziende private con trattamento dei dati e monitoraggio sistematico su larga scala delle informazioni di carattere giudiziario.

Anche se non si rientra tra le categorie obbligate dalla 679 a nominare un DPO, è consigliabile, per tutte le aziende che trattano dati personali, nominare un Responsabile della Protezione Dati, anche per poter dimostrare, in caso di problemi, la volontà di adeguarsi alla normativa e di aver messo in campo tutte le misure per evitare il problema.

Il compito principale del DPO è quello di valutare, analizzare e organizzare il trattamento e la protezione dei dati personali all’interno dell’azienda affinché vengano trattati nel rispetto del nuovo regolamento europeo.

In pratica, il DPO, è il responsabile della protezione dei dati trattati dall’azienda ed:

  • – Informa e fornisce consulenza in merito agli obblighi derivanti dall’entrata in vigore del R.EU 679/16;
  • – Sorveglia l’osservanza del regolamento;
  • – Fornisce pareri in merito alla valutazione di impatto;
  • – Coopera con l’autorità di controllo;
  • – Funge da punto di contatto tra l’autorità di controllo e l’azienda.

Come anticipato, il ruolo di DPO può essere svolto da un dipendente dell’azienda o appaltato a un libero professionista o a un’ azienda esterna (nel qual caso dovrà essere nominato anche un responsabile del trattamento).

Il DPO deve essere adeguatamente formato e svolgere il suo ruolo in piena autonomia e indipendenza, tutelando i dati personali degli interessati e non gli interessi del titolare del trattamento, per questo il DPO è tutelato dall’articolo 38 del GDPR che stabilisce che la sua azione non debba subire alcuna ingerenza o pressione da parte del titolare del trattamento o da altri soggetti e che svolga la propria attività in piena autonomia. In base, invece, all’articolo 37 del GDPR il nominativo del DPO va comunicato al Garante per la Protezione dei Dati per permettergli di svolgere il suo ruolo di collegamento con l’Autorità di controllo.

Tutti gli approfondimenti ed i chiarimenti del caso saranno offerti gratuitamente dalla nuova e straordinaria occasione fornita da Ares – Associazione Ricerca e Sviluppo e da PSB Consulting e che vedrà i rispettivi esperti del settore fornire consulenza gratuita in un Open Day che si terrà, per l’appunto, il 25 maggio dalle ore 9:00 alle 18:30 presso la stessa sede ARES sita in Viale Campi Flegrei 41.

C’è da dire, inoltre, che pur  non essendo contemplato alcun obbligo di nominare quale DPO dei soggetti in possesso di attestati o che abbiano partecipato a corsi di formazione, come precisato dal Garante per la Privacy, è senza dubbio opportuno privilegiare DPO che dimostrino qualità professionali adeguate alla complessità del compito da svolgere, con master o corsi di studio nel caso di liberi professionisti, o affidarsi ad Aziende di comprovata fama e affidabilità.

È importante sottolineare che il DPO non è personalmente responsabile dell’inosservanza degli obblighi del Responsabile del trattamento dei dati, previsti dal GDPR. Esso risponde solo dello svolgimento dei suoi obblighi di consulenza ed assistenza nei confronti del titolare del trattamento dei dati, che resta l’unico responsabile di quanto da lui compiuto. È opportuno quindi, che tra queste due figure ci sia la massima collaborazione e fiducia.

Vuoi maggiori informazioni sulla figura del DPO, sul GDPR e la tutela della privacy? Partecipa al seminario informativo che si terrà il 25 Maggio per ottenere una consulenza gratuita!

https://www.infoares.it/formazione/il-25-maggio-e-vicino-ares-celebra-e-supporta-il-gdpr/

La Redazione

giovani ed il servizio civile nazionale

Il Servizio Civile apre le porte anche ai giovani tra i 16 e i 18 anni

Redazione No Comments

Gli orizzonti del Servizio Civile sono stati ampliati, infatti sarà possibile concorrere anche per i giovani di età compresa tra i 16 e 18. L’iniziativa parte dall’idea comune di favorire la crescita di consapevolezza e laboriosità anche nei giovanissimi

Il Servizio Civile nasce con lo scopo di fare volontariato in modo da poter favorire la cittadinanza attiva, l’aiuto verso le fasce più deboli e la crescita personale. La durata prevista è di 12 mesi per un impegno di 5 o 6 giorni a settimana e prevede un rimborso spese di 433,80 euro ogni mese.

I requisiti base per poter accedere al bando di concorso sono svariati e primo tra tutti spicca l’aver raggiunto la maggiore età e non aver superato i 28 anni e 364 giorni di vita. Per chi non lo sapesse, invece, è stata data la la possibilità anche ai più giovani di poter partecipare al concorso, partendo dal progetto “Due mesi in positivo” che vede ragazzi tra i 16 e i 18 anni impegnati in attività di volontariato nei mesi estivi. Attraverso questa iniziativa si cerca di incrementare il senso di responsabilità e la consapevolezza del mondo lavorativo nei giovani, favorendo al contempo gli enti e le associazioni presenti sul territorio.

Il progetto “Due mesi in positivo” coinvolge i ragazzi in esperienze davvero uniche che danno loro la possibilità di poter coltivare ancora meglio le proprie passioni e le proprie inclinazioni, dopo aver terminato l’anno scolastico. A differenza del Servizio Civile rivolto alle persone maggiorenni, questa opportunità ha una durata di soli due mesi che, per quest’anno, si estende nell’arco di tempo compreso tra il 14 giugno 2018 e il 14 agosto 2018.

Ogni regione avrà il suo bando a cui poter accedere, rintracciabile sul sito regionale, oppure rivolgendosi alla Strutture politiche sociali e giovanili dell’Assessorato della Sanità che si occupa del Servizio Civile.

Per ciò che concerne la presentazione dei progetti, gli enti accreditati all’Albo Regionale di Servizio Civile oppure al Servizio Civile Nazionale hanno come limite di tempo il 9 aprile 2018.

Altri progetti simili hanno avuto riscontro già nel 2009 nel Nord Italia (Friuli Venezia Giulia), con un progetto che prendeva il nome di “Servizio Civile Solidale” per giovani tra i 16 e i 17 anni, in cui si cercava di favorire esperienze di solidarietà e partecipazione attiva nella comunità di appartenenza.

Il bando era stato proposto dall’associazione onlus Progettoautismo FVG, presso la quale era possibile anche fare domanda di ammissione e che prevedeva un impegno minimo di almeno 240 ore fino ad un massimo di 360 ore, nel primo caso distribuite nell’arco del periodo estivo, mentre per chi sceglieva il periodo più lungo le ore erano smistate nel corso dell’anno presso enti che si occupavano di promozione culturale, tutela del patrimonio storico-culturale, educazione civica, sport, diritti umani e della pace. Se richiesto, il bando prevedeva anche la possibilità di svolgere il Servizio presso gli istituti scolastici.

Anche per questa iniziativa era stato previsto un riconoscimento economico pari a 594,92 euro per i progetti di 240 ore, mentre per i progetti di 360 ore il compenso era di 892,38 euro, versate in un’unica volta al termine dell’operato sul conto corrente del genitore del volontario.

Carla Sarnataro

servizio civile nazionale

Servizio civile: tutte le informazioni

Redazione No Comments

Tutto ciò che c’è da sapere sul servizio civile: durata, progetti, a chi è rivolto, cosa si fa, quanto si guadagna

Che cos’è il servizio civile

Il servizio civile nazionale rappresenta, oggi, un’interessante opportunità per tutti quei giovani che vogliano dare il loro contributo al progresso sociale del paese, iniziando contemporaneamente a familiarizzare con alcune realtà del mondo del lavoro.

Rispetto all’ormai abolito servizio civile obbligatorio, di cui ha preso il posto, si presenta come un’opportunità che viene offerta su base volontaria, ma ne mantiene gli obiettivi statutari: protezione civile, assistenza, tutela del patrimonio artistico, ambientale e culturale del nostro paese, formazione civica e promozione della solidarietà sociale, della cultura italiana all’estero, dello sport e dei valori della pace.

Si può accedere al Servizio Civile partecipando ad uno dei tanti bandi pubblici promossi e pubblicati sul sito istituzionale del servizio civile, sulla Gazzetta Ufficiale e sui siti degli enti ed associazioni coinvolte nei singoli progetti: va scelto il progetto a cui si intende partecipare, compilata correttamente e spedita la modulistica che viene fornita ed infine ci si presenterà ai colloqui selettivi, gestiti dall’ente/associazione, titolare del progetto.

Quanto dura ed a chi è rivolto

Il servizio civile ha una durata di 12 mesi e può essere effettuato solo una volta; è rivolto ai giovani di ambo i sessi, di età compresa tra i 18 ed i 28 anni, che godano dei diritti civili e politici ed abbiano cittadinanza italiana, europea, o extra europea ma con regolare permesso di soggiorno di lungo periodo.

Non possono partecipare coloro che appartengano ai corpi militari dello stato, ne che intrattengano rapporti professionali o di collaborazione con l’ente che ospiterà il progetto di servizio civile, o che abbiano conseguito condanne penali con detenzione superiore ad un anno.

Cosa si fa

Le attività in cui sarà impegnato un volontario del servizio civile, saranno strettamente connesse al tipo di progetto a cui si è partecipato e potranno variare dall’assistenza agli uffici in cui si viene impiegati, al supporto in progetti di sostegno scolastico, dall’impiego nei centri culturali italiani all’estero, ad attività bibliotecarie, etc; il volontario riceverà preliminarmente un’adeguata formazione e sarà poi costantemente affiancato nello svolgimento delle sue mansioni.

Quanto tempo si lavora e quanto si guadagna

Il servizio civile richiede un impegno settimanale non superiore alle 25 ore di lavoro, ripartite, di norma, in 5 o 6 giornate lavorative; il guadagno è di 433,80 euro (netti) al mese, più un’indennità giornaliera, per chi lavora all’estero, variabile tra i 13 ed i 15 euro, a seconda del paese in cui si lavora.

Giuseppe Esposito

ares tirocini formativi

Novità importanti sui Tirocini Formativi

Redazione No Comments

A partire dal giorno 7 maggio 2018 entreranno in vigore le nuove direttive riguardanti i Tirocini Formativi.

Sono state diramate, nel nuovo BURC, tutte le novità riguardanti i Tirocini Formativi stabilite dalla Regione Campania al fine di incentivare l’impiego sia di nuova forza lavoro sia di lavoratori in Cassa Integrazione. Ma vediamo più nello specifico quali sono i cambiamento previsti.

Le nuove categorie di lavoratori previste dal BURC

La nuova normativa non solo riguarda disoccupati e disabili, ma anche salariati beneficianti di strumenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro, così come è stato previsto dal decreto legislativo numero 150 del 2015. Impiegati a rischio disoccupazione, cioè lavoratori impiegati in aziende localizzate nella Regione Campania soggetti ai provvedimenti del CIGS (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria) a causa della crisi.

Il CIGS riguarda anche la ristrutturazione, la riorganizzazione e la riconversione aziendale, oltre che le procedure concorsuali o di cessazione di attività. Il CIG (Cassa Integrazione Guadagni) in deroga e i dipendenti di imprese che aderiscono ai contratti di solidarietà.  Inoltre i lavoratori in somministrazione, presenti in azienda, saranno inseriti nel conteggio complessivo riguardanti i tirocini attivabili simultaneamente.

Cosa cambia nella durata e nell’indennità mensile dei tirocini? 

La Regione Campania ha stabilito come durata massima del tirocinio dodici mesi per tutte le varietà di tirocinanti, ad eccezione dei disabili, per i quali l’apprendistato può durare fino a ventiquattro mesi. Per il periodo estivo i tirocinanti dovranno operare per un minimo di quattordici giorni ed un massimo di quarantacinque giorni. Per quanto riguarda l’indennità minima mensile, si passa da quattrocento euro (previsti nel Regolamento del 2013) a cinquecento euro. Dunque un cambio importante e significativo.

Altri aspetti importanti per i Tirocini Formativi  

Per favorire l’inclusione sociale sono stati inseriti tirocini particolari. Per le aziende che abbiano preso nel biennio antecedente i tirocinanti ospitati, è stata annunciata una deroga al limite numerico previsto per l’attivazione di nuovi tirocini. Il BURC prevede, inoltre, l’intensificazione dei controlli e una maggiore chiarezza sulle sanzioni circa gli abusi riguardanti i tirocini. Per i tirocinanti è stato previsto un giudizio, al termine della loro esperienza formativa, in modo da poter testare efficacemente non solo le conoscenze acquisite ma anche l’efficienza dell’azienda ospitante.

Alessandro Maria Raffone

coordinatore della sicurezza in fase dei lavori

Chi è il Coordinatore della Sicurezza nei cantieri temporanei o mobili?

Redazione No Comments

Scopriamo insieme l’importanza di una delle figure professionali previste dal CNI

Il Coordinatore della Sicurezza nei cantieri temporanei e mobili è una figura fondamentale all’interno dei luoghi di lavoro ed è, infatti, la figura alla quale il Committente o il Responsabile dei lavori affida il compito di occuparsi del coordinamento tra tutte le imprese che sono incaricate dei lavori. L’obiettivo è quello di eliminare completamente i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Il compito principale del Coordinatore della Sicurezza attraversa, dunque, tutto il periodo dei lavori e va, infatti, dalla progettazione alla realizzazione dei lavori stessi.

L’importanza del Coordinatore della Sicurezza

Il Coordinatore della Sicurezza riveste un ruolo fondamentale per l’organizzazione e per la realizzazione dei lavori; infatti, in base a quanto previsto dal Testo Unico per la Salute e Sicurezza sul Lavoro (come espressamente legiferato nel D.lgs. 81/2008), il coordinatore della sicurezza ha due ruoli fondamentali:

In fase di progettazione, il Coordinatore si occupa di redigere il Piano di Sicurezza e di Coordinamento preparando dettagliatamente la sicurezza nei cantieri (sfasamento delle lavorazioni, apprestamenti, ecc.)

Chi può diventare Coordinatore della Sicurezza?

Questi ruoli possono essere ricoperti sia dello stesso professionista che da due differenti tecnici. Tutti i laureati in ingegneria, geologia, architettura, scienze agrarie o forestali, con laurea di primo livello o laurea magistrale e tutti i diplomati, geometri o periti industriali, possono svolgere queste funzioni.

Formazione specifica e sbocchi lavorativi

Il corso di Coordinatore della Sicurezza nei cantieri temporanei o mobili ha lo scopo di fornire a tutti i partecipanti una conoscenza approfondita e specifica della normativa sull’igiene e sulla sicurezza del lavoro e di far sì che ogni partecipante possa essere in grado di valutare tutti gli aspetti relativi alla gestione e all’organizzazione dei cantieri. L’acquisizione delle competenze previste dal ruolo di Coordinatore della Sicurezza nei cantieri temporanei o mobili garantisce, inoltre, la possibilità di svolgere una professione innovativa e complementare a quella degli architetti e degli ingegneri.

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