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Visco: investire nella formazione per recuperare il divario tra l’Italia e gli altri Paesi

La Banca d’Italia ha dichiarato che bisogna investire sulla formazione, sia pubblica che privata, per far crescere il nostro Paese

Bankitalia, nella sua nuova dichiarazione che non lascia margine a dubbi, ha affermato energicamente che l’unico modo per recuperare il divario in ambito produttivo tra l’Italia e gli altri Paesi Europei sarà quello di investire, ma questa volta realmente, nella formazione dei giovani, sia in ambito pubblico che in quello privato. Stiamo, infatti, vivendo nel nostro Paese un momento storico molto particolare caratterizzato da offerte di lavoro richiedenti personale particolarmente specializzato da un lato e un tasso di disoccupazione particolarmente elevato dall’altro.  

Le cause del divario produttivo tra l’Italia e le altre Nazioni Europee

Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, sostiene che attualmente il 40% degli studenti ha delle competenze completamente disallineate rispetto alle offerte provenienti dal mondo del lavoro. Di sicuro, un ruolo importante in questo scenario di rinnovamento verrà svolto dalle scuole, soprattutto per quanto riguarda il rapporto che quest’ultime hanno con il mercato del lavoro, secondo quanto riportato dallo stesso Visco nelle considerazioni finali nella parte relativa, appunto, al “Rapporto tra la scuola ed il mercato del lavoro”.

Il problema, sempre secondo quanto riportato nel documento, sarebbe da attribuire alle competenze, o per meglio dire alle mancate competenze, che hanno gli studenti ed i lavoratori italiani, che sono la causa della bassa produttività e dell’incapacità di dar vita ad un vero e proprio processo di innovazione. Questi fenomeni, combinati, danno vita ad un circolo vizioso che impedisce lo sviluppo appropriato del nostro Paese, tanto da un punto di vista produttivo che economico.

Cosa e come fare, allora?

La proposta di Visco è, appunto, quella di investire sulla formazione che deve essere continua e costante, non presente solo negli anni scolastici, ma nell’intero percorso della vita lavorativa.Senza un percorso di questo tipo lo scenario che ci aspetta è a dir poco apocalittico: mancanza di sviluppo appropriato, tasso di disoccupazione sempre più alto e l’aumento di disuguaglianze di reddito sempre maggiori.

Paradossalmente, dati alla mano, emerge che sussiste una penalizzazione salariale che ammonta a circa il 15% per i laureati italiani, mentre c’è un premio del 10% per i diplomati sotto qualificati. A breve, la Banca di Italia pubblicherà un nuovo lavoro in cui verrà dimostrato come tra il 2005 e il 2015 circa il 40% dei lavoratori occupati nel nostro Paese possedeva livelli di istruzione significativamente diversi da quelli ricercati nella professione praticata.

La Redazione 

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